L’apparenza inganna
di Stella

I personaggi sono il frutto della fantasia di Takehiko Inoue, tranne Hotaru Chiba e Suzue Kuwata, che sono un parto della mia mente malata.
Buona lettura
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Prologo
Primo contatto

Le lezioni erano finite, e visto che a voler essere ottimisti era stata una giornata di merda, si era fermata nel solito caffè affollato per mangiare un po' di dolci e tirarsi su di morale alla faccia di tutto e di tutti… Era forse colpa sua se non capiva un accidente di fisica? E poi il professore ce l'aveva con lei, questo era fuori di dubbio: la beccava sempre quando non era preparata e, quando invece aveva studiato, tirava fuori domande incomprensibili e assurde… lei balbettava una risposta ma lui la interrompeva subito con la solita frase, Kuwata, sei per caso dislessica? Come pensi di superare gli esami di fine anno? Bastardo! Se vuoi segarmi, segami e non farla tanto lunga! Suzue si accinse ad attaccare la seconda fetta di crostata al cioccolato, di cui andava pazza ma che le avrebbe procurato infiniti sensi di colpa una volta uscita, quando un leggero tocco alle spalle la fece sobbalzare.

"Scusa, è libero quel posto?"

Sollevò la testa di quel tanto che bastava per indagare a quale corpo appartenesse la voce e si trovò di fronte Kiminobu Kogure, una tazza in una mano e un piattino nell’altra, che indicava sorridente la sedia vuota di fronte a lei. Annuì, la bocca sporca di briciole come una bambina, quindi inghiottì a fatica l'enorme pezzo di dolce che aveva in bocca e provò ad articolare un saluto. Un pensiero le balenò fulmineo in mente: eccolo qua, il mio passaporto per gli esami…

"Kuwata, non ti avevo riconosciuta di spalle. Aspetti per caso qualcuno?"

"No no", si affrettò a rispondere, e nella frenesia di fargli posto prima che cambiasse idea e optasse per un altro tavolo spostò la mano un centimetro di troppo, facendo cadere il cucchiaio appoggiato di fianco al piattino. Il rumore sembrò assordante, nonostante la stanza risuonasse di voci e musica in sottofondo. Quando riemerse da sotto il tavolo sorrise all'espressione divertita di Kogure, e notando il borsone a terra cominciò la manovra di avvicinamento.

"Ma vi allenate ancora?"

"Ancora per poco, almeno noi del terzo anno. Gli esami sono alle porte…" Si interruppe e guardò dall'altra parte. Probabilmente non voleva metterla in imbarazzo, non aveva intenzione di farle pesare il fatto che per lei quella fosse un'impresa quasi disperata.

Suzue apprezzò la sensibilità e colse al volo l'occasione: "Senti, Kogure… ti sembro molto sfacciata se ti chiedo di darmi una mano con Fisica? L'hai visto anche tu Murazawa, oggi… non ce la posso fare con quello".

Affondò lo sguardo nella tazza ormai vuota, tentando inutilmente di leggere il futuro nei fondi di tè rimasti, perché non aveva proprio idea di come l’avrebbe presa. A pensarci era una cosa incredibile: ogni anno le classi venivano mescolate, ma nei tre anni allo Shohoku lei e Kogure erano sempre finiti nella stessa. Eppure i rapporti con il vice-capitano del club di basket i rapporti si erano sempre mantenuti su un tono piuttosto formale, nonostante fossero molte le cose - e le persone - che avevano in comune. Non perché lui le stesse antipatico, al contrario lo riteneva uno dei soggetti migliori che avesse mai conosciuto, ma perché era un tipo molto difficile da avvicinare: Kogure sembrava sempre incredibilmente serio, anche quando sorrideva. Era un ragazzo serio, rigoroso, composto; non lo vedevi mai arrabbiarsi né tantomeno fare casino o commentare il culo delle ragazze come tutti quelli della sua età. Noioso? Terribilmente, aveva pensato spesso. Un secchione, che palle. Poi un giorno lo aveva visto giocare a basket e aveva conosciuto l’altro Kogure. E si era ricreduta: rimaneva un secchione, certo, ma non era poi così noioso…

Lui la scrutò attentamente per qualche secondo, poi si portò alla bocca la tazza di tè e infine disse: "Perché no?"

"Fantastico!" esclamò Suzue. "Con un fenomeno come te sono in una botte di ferro, quello stronzo di Murazawa sarà costretto a ricredersi e"

Kogure sollevò una mano per arrestare il flusso di parole. "Ti avverto che mi sono messo in testa di far recuperare a Mitsui il tempo perduto, quindi ci sarà anche lui…" aggiunse distogliendo di nuovo lo sguardo.

"Ah." Cavoli. Questa non ci voleva.

A salvarla dall'imbarazzo, il suo cellulare emise una serie di trilli che segnalavano in maniera chiassosa l'arrivo di un messaggio. Lesse e sorrise, quindi cominciò ad alzarsi.

"Non credo sarà un problema, Kogure. Almeno non per me… Voglio dire, è passato tanto di quel tempo ormai… siamo tutti un po' più grandi, e un po' più forti."

Non era vero, naturalmente, e questo Kogure lo sapeva. Altrimenti perché, nonostante suo fratello fosse una delle matricole della squadra, Suzue non si era mai fatta vedere alle partite quell'anno, nemmeno a quella col Sannoh?

"Allora ci vediamo a casa tua?", aggiunse Suzue mentre raccoglieva la cartella ai piedi della sedia.

"No, stasera siamo da Mitsui, altrimenti quel demente trova sempre il modo di darsi alla macchia. Sai dove abita, vero?"

Quel vero non suonava un po’ troppo ironico? Per una frazione di secondo Suzue pensò che forse poteva anche fare a meno delle ripetizioni di fisica, all’inferno Murazawa e le sue battute del cavolo, ma poi annuì. Si chiese se Kogure avesse notato la sua esitazione.

"Alle otto, di solito fino alle dieci. Se hai problemi possiamo andare insieme."

Sì, l’ha notata.

"Ti ringrazio Kogure, ma non occorre." Si buttò la cartella in spalla e fece per andarsene. "A stasera allora."

…continua...

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