Step 03 Strategie
Il pomeriggio dopo, una ragazza in uniforme camminava pensierosa davanti allo spogliatoio dello Shohoku. Ogni tanto sollevava lo sguardo verso la porta scorrevole ancora chiusa, scuoteva la testa e riprendeva a camminare. Le ragioni di tanta indecisione andavano ricercate in diversi ambiti. In parte era per Toki, che si sarebbe trovato in una situazione di terribile imbarazzo Suo fratello adorava Mitsui ma non aveva dimenticato quello che era successo solo un paio di anni prima e di certo, trovandosi davanti a entrambi, non avrebbe saputo per chi schierarsi. Il fatto che non capisse che non era affatto necessario prendere posizione era la prova che, a dispetto di quanto andava proclamando e della ragazzina che da qualche tempo "studiava" a casa loro, era ancora un bambino.
E poi, cera tutto il resto della faccenda. Quella palestra e quella squadra erano legate a ricordi indelebili, a frasi prima dolci e poi taglienti pronunciate da ambo le parti, a ferite che, a quanto pareva, non avevano ancora smesso di sanguinare. Allimprovviso si domandò se davvero avesse un senso, lassurda proposta che aveva fatto a Kogure e se entrambi non avrebbero finito con il rendersi ridicoli agli occhi dellintera scuola, con in mano un pugno di mosche. Forse era il caso di lasciar perdere. Allinferno Mitsui, allinferno Chiba che si sposassero, se volevano, e mettessero al mondo venti o trenta marmocchi Inspirò a fondo e si passò le mani tra i capelli, decisa ad andarsene e in quel momento la porta si aprì.
"Allora ci vediamo domani. Oh. Ciao, Kuwata."
"Ciao, Akagi."
Suzue appoggiò gli occhi sul muro, evitando lo sguardo di Akagi. Laveva riconosciuta al primo colpo, nonostante fosse piuttosto cambiata dal loro primo incontro.
"Aspetti qualcuno?"
Ecco che cosa significa il termine deja vù, pensò Suzue. Si rivide due anni prima, lo stesso massiccio ragazzo che le faceva la stessa identica domanda, e lei che rispondeva evasiva con il medesimo imbarazzo, scostandosi una lunga ciocca di capelli dagli occhi solo che questa volta il nome che aveva sulle labbra era diverso.
"Sì Kogure."
Akagi inarcò un sopracciglio e fu quello lunico segno di sorpresa che diede a vedere. Stava per aggiungere qualcosa quando la porta si aprì di nuovo e ne uscirono Mitsui e Toki, spalla a spalla e sorridenti.
"Suzue!" esclamarono allunisono, ma se la voce di Mitsui era di sincero stupore, la nota acuta di quella di Toki tradiva qualcosa di molto vicino al panico.
"Era ora che ti facessi vedere, ma lallenamento è finito da un pezzo anche se mi rendo conto che lo spogliatoio possa avere attrattive maggiori "
Toki spalancò gli occhi e la bocca, incapace di distogliere lo sguardo dal volto della sorella, mentre un sorriso ironico increspava i lineamenti di Mitsui.
"In effetti non hai tutti i torti, Mitsui " replicò Suzue sbirciando oltre la porta socchiusa. "A proposito, Kogure è già uscito?"
"Kogure?" chiese Mitsui, guardando Akagi con aria perplessa. Il capitano scrollò la testa e cominciò ad allontanarsi. Non aveva la minima intenzione di perdere tempo con quello che aveva tutta l'aria di essere un triangolo i cui vertici, tuttavia, gli risultavano alquanto oscuri.
"Kogure, sì cosè, lacqua della doccia ti ha tappato le orecchie?" rispose lei strizzando l'occhio a Toki. "Oh, Kiminobu!"
Suzue accolse il ragazzo con un sorriso e gli si avvicinò prendendolo per mano, sforzandosi di apparire il più naturale possibile e tentando di camuffare con un normale rossore da timidezza l'assoluta, totale certezza di essere sul punto di fare una memorabile figura di merda.
"Ciao, Kuwata ehm, Suzue", biascicò Kogure colorandosi a sua volta di rosso.
"Se hai finito io sarei per andare " continuò la ragazza allontanandolo dal vano dello spogliatoio. "Oggi tocca a te offrire se non ricordo male Ciao Mitsui, ciao Toki ci vediamo a casa!"
I due rimasero incollati davanti alla porta per qualche minuto, osservando la coppia allontanarsi mano nella mano. Superato lo shock, si guardarono in faccia.
"Kiminobu?" dissero allunisono.
***
"Senti, Hotaru Kogure ti ha detto niente?"
"A proposito di che?" rispose la ragazza sollevando la testa dal cuscino.
"Sì, insomma ha una ragazza?" continuò Mitsui aggrottando le sopracciglia.
"Ma ti sembra il momento di farmi una domanda del genere?" disse ridacchiando e sfiorandogli con la punta delle dita la pelle nuda del torace.
"Andiamo, siete tanto amici non posso credere che non si sia confidato con te "
"Su cosa? Piantala Hisashi, mi stai facendo incavolare " Hotaru scostò il corpo da quello di Mitsui e fece per alzarsi dal letto.
"Oggi è venuta Suzue a prenderlo alla fine dellallenamento."
"Stai scherzando?!" disse lei rimettendosi a sedere.
"E sono andati via tenendosi per mano "
"No, non ci credo! Kogure me lavrebbe detto e poi lui " Hotaru Chiba lasciò in sospeso la farse. Si sentiva molto infastidita dall'idea che ci fosse una ragazza nellorizzonte di Kogure. Sapeva che non era gelosia, perché era innamorata di Mitsui, ma d'altra parte non riusciva a nascondere una certa dose di fastidio e non avrebbe saputo spiegare con certezza di quale sentimento si trattasse. La cosa avrebbe dovuto renderla felice, voleva bene a Kogure e soprattutto si trattava dell'ex di Mitsui, il cui spettro finalmente si sarebbe volatilizzato e l'avrebbe lasciata in pace. Eppure il disagio era evidente, strisciava sottile dietro la nuca e contaminava i suoi pensieri. Hotaru si sdraiò sul letto e fissò il soffitto respirando piano. Perché, di tutte le ragazze dello Shohoku e della prefettura, Kogure aveva scelto proprio lei, la celebre Kuwata Suzue, la storica Kuwata Suzue l'odiosa, appiccicosa Kuwata Suzue. Non la voleva tra i piedi, in qualsiasi forma.
"Hisashi?"
"Cosa?" chiese lui sfiorandole il braccio nudo.
"Ti dà fastidio che Kuwata si sia messa con Kogure?"
"Questa è una domanda davvero idiota, Hotaru", bisbigliò Mitsui attirandola verso di sé.
E questa non è una risposta, pensò Hotaru abbracciandolo.
***
Il corridoio dello Shohoku era intasato di studenti che confabulavano sulle prove appena sostenute, aspettando che i compagni uscissero dalle aule. Suzue era stata una delle prime a consegnare e non aveva idea di come fossero andati i test. In un primo momento si era sentita soddisfatta, aveva sì lasciato in bianco alcune domande ma tutte le altre le erano sembrate abbastanza facili, fino a quando Fino a quando uno della sezione F con gli occhi dilatati e i capelli sconvolti non le si era avvicinato per confrontare le risposte, e scoprirono che molte non combaciavano neanche alla lontana. A metà tra il disperato e il rassegnato, Suzue si sganciò dall'ansioso compagno e uscì sgomitando dall'edificio, sedendosi sui gradoni dell'ingresso. Appoggiò la fronte sulle ginocchia e chiuse gli occhi, e quando li riaprì non era più sola.
"Ciao Kuwata. Già finito?"
"Oh ciao, Chiba sì, ho consegnato poco fa Tu come sei andata?" chiese raddrizzando la schiena.
"Bene, direi. Ho fatto anche la parte facoltativa", disse toccandosi la stanghetta degli occhiali con la punta dell'indice. Suzue la guardò con sincera ammirazione. Chiba era perfetta, semplicemente perfetta.
"Ah, per forza complimenti. Io non so, credevo bene ma poi un deficiente che neanche conosco mi ha messa nel panico "
Chiba le dedicò un sorriso di cortesia e continuò a fissare gli alberi che incorniciavano il cancello. Suzue distese le gambe e cercò un argomento di conversazione, ma non le venne in mente nulla. Una cosa cera - una persona, anzi - ma forse non era il caso di intavolare una discussione sui pregi e i difetti di Mitsui, e così rimasero in silenzio l'una accanto all'altra.
"Aspetti qualcuno, Chiba?" chiese finalmente Suzue.
"Kogure. Dobbiamo parlare della borsa di studio per l'Università di Tokyo sai che siamo in ballo entrambi", replicò lei sciogliendosi i capelli e scrollando la testa per ravvivarli. Unonda castana e lucente le coprì le spalle, nascondendole il profilo, e Suzue si chiese se quello fosse davvero il suo colore naturale.
"Ah quindi ti trasferisci anche tu "
"Ti secca?"
"Che cosa?"
"Che ti rubi Kogure per un po' " disse lei girando il viso e guardandola diritto negli occhi con una strana espressione sul viso. Aveva tutta l'aria di essere un test, l'ennesimo della giornata.
"No, figurati", rispose Suzue distogliendo lo sguardo. Non riusciva a capire a che cosa Hotaru si riferisse: al fatto che avrebbe trascorso parte della giornata con Kogure o al fatto che a Tokyo i due avrebbero frequentato la stessa università, gomito a gomito ogni singolo giorno? "E Mitsui, piuttosto?" chiese prima ancora di rendersene conto.
"Mitsui cosa?" La voce alle spalle le fece sobbalzare. Si voltarono di scatto e si trovarono di fronte a due figure che le stavano osservando divertite.
"Mitsui!", gridò Hotaru alzandosi. "Allora, com'è andata?"
Il ragazzo si strinse nelle spalle e gratificò Hotaru di una smorfia più eloquente di qualsiasi parola.
"Abbastanza male, credo. Oltretutto il qui presente Kogure si è perfino rifiutato di suggerirmi le risposte giuste " commentò indicando con un cenno del capo il ragazzo al suo fianco.
"Mitsui, scusa come cavolo facevo a suggerirti se il prof. non ti mollava un attimo?"
"Sì, sì tanto sai che me ne frega " Reclinò la testa di lato e ammiccò in direzione di Suzue.
"Oi, Kuwata e tu?"
"Mf, non me ne parlare. Una merda, mi sa " rispose lei ricambiando il sorriso che Mitsui le aveva rivolto.
"Certo che facciamo un bel quartetto " Suzue si portò più vicina a Kogure. Adesso toccava a lei testare le reazioni di Chiba, così gli cinse il braccio e continuò: "Devessere vera quella storia degli opposti che si attraggono "
Mitsui sorrise ironico, Chiba fece roteare gli occhi e Kogure sembrò imbarazzato, ma non tentò minimamente di allontanare la ragazza. Mitsui passò un braccio attorno alle spalle di Chiba e l'attirò verso di sé, incurante degli sguardi curiosi dei compagni che cominciavano ad affollare il cortile.
"Infatti. Per una volta hai detto una cosa intelligente, Suzu "
"Sentite, dateci un taglio", sbottò Chiba spingendo lontano il braccio di Mitsui. "Kogure, dobbiamo parlare di quella faccenda, hai presente? Vediamo di darci una mossa "
Suzue era molto soddisfatta: l'imperturbabile Hotaru Chiba che perdeva le staffe? Spostò gli occhi prima su Mitsui e poi su Kogure, i cui volti tradivano lo stesso sconcerto. Ma se il primo era quasi divertito, il secondo appariva invece decisamente perplesso mentre si allontanava a fianco di Chiba.
***
"Allora? Ti ha detto niente?"
Seduta davanti a una enorme coppa di gelato, Suzue ammiccò in direzione di Kogure.
"Chi?"
"Chiba, no? Non credo volesse davvero parlare della borsa di studio " Si infilò in bocca un cucchiaio di panna montata e aggiunse: "A proposito, complimenti. In tutto quel casino non sono riuscita a dirtelo."
"Grazie", rispose Kogure sorridendo. "Comunque non è detto che l'otterrò io."
"Però sei il favorito, giusto?"
Kogure fece una pausa, avvicinò la coppa e affondò il cucchiaio nel cioccolato.
"Mi ha chiesto se le voci che giravano erano vere "
"E " Le pupille di Suzue si dilatarono curiose.
"E io le ho detto che sì, stiamo insieme da un mesetto."
"Grande! Come ha reagito?"
"La verità? Prima si è rabbuiata, poi ha sorriso, ha detto che era contenta per me e se n'è andata."
"Ma è fan-ta-sti-co! Passami quella coppa, Kimi-kun", disse ridendo.
"Fantastico, dici? A me sembra solo assurdo. Sei tu a non piacerle, non il fatto che stai con me." Le restituì il gelato e si abbandonò sulla sedia. "Ma poi ti rendi conto? Tu non stai con me "
"Aspetta: io non le piaccio? E perché?"
"Sei proprio ottusa, Suzue! Sei la ex storica di Mitsui, fai parte del suo glorioso e felice passato Devo aggiungere altro?"
Lei socchiuse gli occhi, fece girare il cucchiaio nel bicchiere e spostò lo sguardo sulla strada.
"Glorioso e felice passato, certo " mormorò. "Comunque non cambia niente: significa che non è sicura di se stessa e nemmeno dei sentimenti che Mitsui prova per lei E questo fa il nostro gioco "
Rimasero ancora in silenzio, mentre il gelato si scioglieva nel caldo del primo pomeriggio. Fu Kogure a rompere il silenzio.
"Sono stanco, Kuwata. Finiamola qui."
"Ma sei matto?" rispose lei sgranando gli occhi. "Stasera c'è la festa di fine anno, è il momento cruciale! Non puoi mollarmi adesso, Kogure!"
"Non m'interessa, è un'idea ridicola e sono stato stupido ad assecondarti."
"Ti prego! Ma non capisci? Possiamo farcela!"
"Suzue "
"Kiminobu, per favore. Solo per stasera. Andiamo alla festa tutti insieme, e se non funziona neanche questa lasciamo perdere. Per favore, vuoi?" chiese Suzue con voce supplichevole.
Kogure distolse lo sguardo da quegli occhi enormi e strinse i pugni sotto al tavolo. Stava tirando troppo la corda, lo sentiva, e qualcuno si sarebbe fatto male se non la smettevano subito di comportarsi come due stupidi.
"Kiminobu?" Suzue gli appoggiò la mano sulla spalla. "Ci sei?"
Lui la guardò in viso e si morse il labbro inferiore prima di riprendere a parlare. Non era sicuro di potersi spingere così avanti, ma lo fece comunque.
"Dimmi la verità, Suzue: Mitsui ti piace sul serio o stai solo marcando il territorio?"
"Marcando il " Man mano che assimilava il significato delle parole del ragazzo, l'espressione di Suzue si faceva sempre più cupa.
"Hai capito cosa voglio dire. Magari di Mitsui non te ne frega più niente ma ti dà fastidio il fatto che finalmente sia felice con unaltra "
"Ma vaffanculo, Kogure!" esplose Suzue battendo il pugno sul tavolino di metallo. "Mitsui mi piace sul serio! Mi è sempre piaciuto, sempre! E lo rivoglio indietro! Hai capito? Lo rivoglio!"
Si alzò in piedi e gettò sul tavolo una manciata di monete prima di allontanarsi a grandi passi esattamente come Kogure aveva previsto. Era come una bambina, che pestava i piedi quando non otteneva quello che voleva. Peccato che questa volta si trattasse di persone, non di giocattoli possibile che non lo capisse?
Si alzò a sua volta e si fece largo con calma tra i tavolini. Non era andata molto lontano, si era fermata a pochi metri dalla gelateria ed era rimasta immobile in mezzo al marciapiede, la tracolla stretta tra le mani e grosse lacrime che le rotolavano lungo le guance. Kogure le si avvicinò e senza dire una parola labbracciò con delicatezza.
"Okay, scusa."
Per tutta risposta, Suzue singhiozzò forte contro la sua spalla.
"Smetti di piangere, per favore. Ti ho chiesto scusa "
La sciolse dall'abbraccio e l'allontanò da sé. Incapace di arrestare i singhiozzi, Suzue tenne la testa bassa fino a quando Kogure non le passò un dito sotto il mento, obbligandola a sollevare il viso, ora attraversato da buffe linee nere di mascara.
"Ho detto una cosa così terribile?" chiese porgendole un fazzoletto di carta.
"No io oh, merda " disse guardando il fazzoletto sporco. "Devo essere un mostro." Fece un lungo sospiro, si soffiò il naso e abbozzò un sorriso.
"Allora?"
"Non lo so, Kogure. Non lo so davvero. Ma ho bisogno di scoprirlo capisci? Io devo sapere se cè una possibilità, anche minima "
Kogure annuì. "Bene, ma per quello che mi riguarda mi chiamo fuori. Non è così che voglio arrivare a Hotaru ammesso che nella sua vita ci sia spazio per qualcosa di diverso da un amico cosa di cui dubito fortemente."
Suzue fece per replicare, ma Kogure le appoggiò l'indice sulle labbra e sorrise. "Ti passo a prendere alle nove, va bene?"
Lei chiuse gli occhi e tirò su con il naso. "Alle nove, va bene."
continua
[
Slam Dunk] [Indice Fanfic] [Guestbook]mailto: stellametista(chiocciola)gmail(punto)com