Step 05 - Lontano
Stringi forte la mano con la mia
Ti porterò lontano
Fu Kogure a vincere la borsa di studio, ma daltra parte nessuno laveva mai messo in dubbio. Chiba fece buon viso a cattivo gioco e superò lesame di ammissione alla stessa prestigiosa università, anche lei senza troppa fatica. Come aveva previsto, Mitsui venne invece bocciato e si ritrovò a dover passare un altro anno allo Shohoku, mentre Suzue fu promossa ma il suo nome comparve tra gli ultimi della lista, quasi una nota a margine. Per questo decise di non perdere altro tempo con lo studio e di cercarsi subito un lavoro, ma le idee su quale fosse il più adatto non le erano del tutto chiare.
Dopo quella notte, i quattro non si erano più visti. Le chiacchiere si erano sopite pian piano, di certo non era stata lunica a dare spettacolo alla festa, e più di una volta aveva cercato con gli occhi i suoi vecchi compagni. Consapevoli o no, sembrava tuttavia che facessero di tutto per evitare ogni contatto tra loro. Il giorno dellaffissione dei risultati aveva incrociato Chiba davanti al cancello della scuola, attorniata dalle compagne che in un attimo si erano schierate per farle scudo, trafiggendola con i loro sguardi minacciosi. Invece di procedere a testa alta, Suzue si era affrettata a raggiungere il cortile interno, odiandosi per quellatteggiamento da cane bastonato che tradiva la sua colpevolezza. Mentre osservava la lista dei nomi aveva notato Akagi e Kogure con la coda dellocchio e, chiamando a raccolta tutto il proprio coraggio, aveva tentato di avvicinarsi ma allultimo, quando mancava appena un passo, aveva rinunciato. Era rimasta a fissare la sua schiena allontanarsi, le parole immobili sulle labbra e quel senso di colpa incollato addosso.
Qualche settimana dopo, aveva saputo da Toki che Mitsui e Chiba erano tornati insieme: un giorno lei si era presentata sulla soglia della palestra, a metà dellallenamento, e non appena lui si era accorto della sua presenza aveva mollato il pallone ed era uscito dal campo, senza neanche chiedere il permesso ad Anzai. Suzue li aveva poi incrociati in un centro commerciale. Si tenevano vicini, Mitsui aveva unespressione buffa sul viso e Chiba rideva, i capelli legati in una morbida treccia che le scivolava lungo la schiena scoperta. Come una scema si era messa a seguirli per un po, ed era stata costretta ad ammettere a se stessa che erano una coppia molto affiatata. Aveva sempre pensato che gestire una relazione a distanza non sarebbe stato semplice, specie con uno come Mitsui, ma i due sembravano in grado di farcela e la gelosia, che ancora le pungolava il cuore, si tramutò in definitiva rassegnazione.
A casa di Kogure invece il telefono squillò un pomeriggio dautunno, e in un primo momento faticò a riconoscere la voce allaltro capo del filo. Si sentivano frasi sovrapporsi chiassose e una musica in sottofondo, lui ascoltò le sue parole e alla fine disse solo non so, devo pensarci.
Una volta appoggiata la cornetta Suzue rimase in silenzio, a fissarsi le mani improvvisamente gelide. Era questo, crescere? Sentirsi come la prima volta su una bici senza rotelle? Certo, con la differenza che adesso aveva in più gli occhi bendati, andava in discesa e non cera nessuno pronto a raccoglierla se fosse caduta.
Salì in camera a vestirsi e poi sincamminò verso quella stessa gelateria dove lui le aveva sbattuto in faccia la verità e lei aveva reagito con lostinazione isterica di una bambina, solo che questa volta si mise a sedere in fondo alla sala e ordinò un caffè, spulciando le offerte di lavoro sul giornale. Alle sette e tre quarti Suzue si arrese e cominciò ad alzarsi, ma in quel momento la campanella sulla porta mandò un leggero trillo e finalmente lo vide entrare e guardarsi attorno, cercando il suo viso tra i tavoli. Kogure si sedette e ordinò un tè bollente, e mentre aspettava che la cameriera appoggiasse teiera e tazzina Suzue si stropicciò lorlo della maglia di cotone leggero e infilò le mani nelle maniche. Non riusciva a stare ferma e, a parte i convenevoli iniziali, non si erano detti nulla.
"Allora, vai a Tokyo?" Fu un misero tentativo di rompere il ghiaccio, che funzionò poco e male.
"Tra due giorni", rispose lui girando il cucchiaino nella tazza.
"Mi dispiace di non essere riuscita a farti i complimenti prima Sono molto contenta per te."
"Ma davvero " Kogure abbozzò un sorriso e appoggiò i gomiti sul tavolo, avvicinando il viso a quello di Suzue. Lei si ritrasse distinto, appoggiando la schiena alla spalliera della sedia.
"Anchio sono molto contento per me." Rimase in silenzio e cercò il suo sguardo, ma poiché Suzue continuava a giocherellare con le pagine del giornale lui le sfiorò il gomito. Fu un tocco brusco eppure gentile, e questa volta lei non si tirò indietro.
"Per quanto tempo vogliamo girarci attorno, Suzue?"
Lei incrociò i suoi occhi e notò che avevano perso quella sfumatura morbida, cui si era sostituita unespressione un po più dura, o un po meno ingenua. Come sempre, era questione di punti di vista.
"Spero che tu non mi abbia chiamato per scusarti. Sarebbe tardi e sarebbe inutile " La voce gli uscì stanca, insofferente, la stessa che Suzue aveva immaginato tante volte.
"No La verità è che " Lasciò la frase in sospeso, incerta se pronunciare quelle parole. "E che avevo voglia di vederti. E di parlare con te."
"Come mai proprio adesso?"
"E una storia lunga... Hai voglia di ascoltarla?"
"Sinceramente, non lo so "
Certo, pensò Suzue. Che cosa doveva ascoltare? Il suo dispiacere, le sue confessioni? Non volevo trattarti come una merda, Kogure. No, grazie. Aveva detto giusto, non era più il tempo delle scuse.
"Ti prego." La ragazza allungò la mano e sfiorò la sua. Dita calde, morbide. Kogure non si mosse, ma la fissò negli occhi. Suzue sfuggì a quel contatto così diretto e prese a rovistare nella borsetta, tirando fuori un pacchetto di Mild Seven.
"La mia ultima stronzata, questanno sto dando il meglio di me stessa Ti dà fastidio se fumo?"
"Se proprio devi", rispose lui scrollando la testa. Lei accese la sigaretta, aspirò una boccata e sembrò concentrarsi per un momento, quasi stesse ripassando per sommi capi il discorso che si era preparata.
"Vedi, me ne stavo qui ad aspettarti ed ero convinta che non saresti mai e poi mai venuto. Nonostante ti avessi quasi supplicato, e da un certo punto di vista sarebbe stato meglio." Diede un altro tiro, quindi proseguì. "Non sono sicura di essere pronta, non immagino la tua reazione."
"E invece sono venuto", linterruppe lui. "Perché sai una cosa assurda? Anchio avevo voglia di vederti."
Sorrise, finalmente, e anche Suzue cominciò a rilassarsi.
"Ho conosciuto Hisashi allinizio del primo anno, lo sai. Passava da una ragazza allaltra con la stessa facilità con cui segnava da tre, e io sono stata la terza, direi." Spense la sigaretta, lasciandone nel posacenere più della metà. "E ci siamo amati moltissimo. Con unintensità travolgente, senza controllo, e il fatto che poi ci siamo lasciati in malo modo non è che laltra faccia della medaglia. Hai presente i fuochi dartificio la notte di Tanabata? Ecco, è limmagine perfetta", concluse chiudendo gli occhi.
"E Chiba è stata la prima dopo di me. Sì, insomma, la prima ragazza con cui è stato sul serio, perché solo gli dei sanno quante se nè passate nel periodo in cui usciva con Ryu e gli altri "
Fece per accendere una seconda sigaretta, ma rinunciò e prese a tormentare laccendino.
"E questo mi faceva rabbia. Non so nemmeno spiegarti il motivo, so solo che vederli insieme era come impazzire." Fece scattare la fiamma un paio di volte. "Perché negli occhi di Mitsui cera la stessa espressione che aveva con me un tempo, ma con in più qualcosa di diverso Serena, calda "
"Matura?" concluse Kogure per lei.
"Sì, anche se è una parola strana da abbinare a Hisashi." Sorrise un attimo prima di dar voce ai propri pensieri. "Sai, probabilmente la sera della festa saremmo finiti a letto insieme, non ho il minimo dubbio in proposito. Lattrazione tra me e Mitsui è sempre stata molto forte. Ma questo non significa nulla. Perché tra lui e Chiba cera - anzi, cè - quello che con me è sempre mancato. Consapevolezza, equilibrio e forza E solo una cretina può credere di spezzare questo tipo di legame con una scopata "
Kogure ignorò la brutalità di quellultima parola. Controllò linterno della teiera e si versò le ultime gocce, che scesero mescolate alle foglie ormai del tutto spappolate.
"Hai presente quello che mi hai detto quella famosa sera? Che almeno tu avevi avuto il coraggio di provarci? Beh, adesso posso anche dirtelo. Qualche giorno dopo Chiba è venuta a piangere da me, e io sono esploso. Non potevo più a fingere e le ho detto che mi piaceva "
Finì il tè, amaro come le parole che aveva sulle labbra, poi continuò. "Sono perfino andato a letto con lei."
Suzue spalancò gli occhi, incredula.
"Davvero, lei era seduta sul futon e continuava a ripetere che Mitsui era un bastardo e tu una troia, e io guardavo quel viso gonfio di pianto e volevo solo gridarle che si svegliasse, una buona volta. Invece mi sono avvicinato e le ho chiuso la bocca con un bacio."
"Non ci credo "
"Credici, invece. Lei ha ricambiato, subito, e alla fine abbiamo fatto lamore. Scopato, anzi, per dirla con parole tue. Suppongo volesse vendicarsi di Mitsui, occhio per occhio, dente per dente. E in fondo anchio avevo la mia dose di rancore da buttare fuori."
"Rancore? Contro chi?"
Kogure sorrise allo sguardo attonito di Suzue.
"Contro Mitsui, naturalmente. Che riusciva sempre ad avere tutto quello che io mi limitavo a desiderare. Ma soprattutto contro di te. Perché avevi ragione, tu almeno ci avevi provato."
"Ma è stata una cosa stupida, vero?" disse lei fissandolo in viso.
Questa volta toccò a Kogure distogliere lo sguardo. Sentì di nuovo le mani nervose di lei sfilargli la maglietta e scendere verso i pantaloni, i loro respiri intrecciarsi nel silenzio della camera. Nessuna parola, solo movimenti bruschi e quel futon ruvido contro la pelle sudata.
"Molto", rispose a bassa voce. "Non immagini quanto."
I due rimasero in silenzio, fino a quando Suzue si accese unaltra sigaretta e Kogure si schiarì la gola.
"Non lho più sentita, sai? Ci siamo visti un giorno allUniversità di Tokyo, quando ci hanno assegnato i posti allo studentato, ma abbiamo faticato a salutarci. E stato imbarazzante, e triste."
"Nemmeno io ho più parlato con Mitsui. A volte il silenzio può essere doloroso come le frasi più crudeli però "
"Però sei invidiosa, dì la verità Voglio dire, del fatto che proprio uno come me sia riuscito dove tu hai fallito " Tentò di mantenersi serio, ma non riuscì a nascondere il sorriso che gli increspava gli angoli della bocca. Amaro, ma pur sempre un sorriso.
Si alzarono insieme dal tavolo, uscendo nel cielo violaceo della notte appena iniziata. Sincamminarono verso la metropolitana, e quando furono sulla scalinata dellingresso Kogure si fermò a guardarla.
"Vedo che ti stai facendo crescere i capelli "
Suzue si scostò una ciocca dalla fronte, leggermente imbarazzata.
"Kogure, ascolta " Salì un paio di gradini, per portarsi alla sua altezza.
"No, ascolta tu: non devi sentirti in colpa, perché tutto sommato non sono pentito di come sono andate le cose. È possibile che ciò che abbiamo perso sia molto più di quello che abbiamo guadagnato, a conti fatti, ma nessuno può averne la certezza. Nessuno di noi."
A Suzue tornarono in mente le lampade di carta nel cortile dello Shohoku, Kogure che le passava un braccio attorno alle spalle, il calore della sua pelle, il bacio di Mitsui e i suoi occhi quando aveva riconosciuto la voce di Chiba E le parole di Kogure, prima e dopo, e lo schiaffo che gli aveva dato Tutte cose che sembravano accadute in unaltra vita, ad altre persone.
"Ci abbiamo provato, e ci è andata male. Capita", disse lui stringendosi nelle spalle. "Però lidea di metterci insieme non era male, te lo riconosco."
Lei lo guardò in silenzio e poi fece un passo avanti, e lui labbracciò.
"Ti stanno bene, i capelli " le bisbigliò allorecchio.
Lei annuì forte contro la sua spalla, respingendo le lacrime che già le salivano dalla gola.
Quando finalmente si separarono, gli occhi di Kogure erano trasparenti, scuri ma trasparenti. Guardami, dicevano. Ascoltami. Toccami. Non voglio farti del male.
"Scrivimi" disse invece, passandole una ciocca dietro lorecchio.
Suzue sorrise accompagnando il gesto, fino a chiudere la mano su quella di Kogure.
"Attento, potrei anche venire a trovarti. Appena mi arrivano alla schiena "
"Allora non manca molto", rispose Kogure affondando le dita tra i capelli neri di lei. "Vale la pena aspettare."
:: End ::
In apertura, "Ballata" © Litfiba, 17 Re
I personaggi di Slam Dunk sono © di Takehiko Inoue, tutto il resto è mio.
Aprile-maggio 2003. Sono felice di aver concluso questa fanfiction, la cui travagliata lavorazione è un po lo specchio del periodo appena trascorso. Ma forse è stato proprio questo a farmi ritrovare la voglia di scrivere.
Molte cose sono cambiate, perciò vorrei ringraziare chi ha avuto la pazienza di aspettare che tutto tornasse a posto. In ogni senso.
stellametista(chiocciola)gmail(punto)com
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