01. Limits

 

Il giorno dopo, Kogure varcò il cancello dello Shohoku come al solito, anche se per dirla tutta quello era l'ultimo posto in cui avrebbe desiderato essere. Entro i prossimi dieci minuti si sarebbe di nuovo trovato faccia a faccia con Mitsui: Mitsui e il suo sguardo gelido, Mitsui e le sue parole taglienti… Non era affatto sicuro di poter reggere alla pressione.

D'altra parte, a dispetto della maglietta che indossava durante gli allenamenti, non era un coniglio, e sapeva che scappare non gli sarebbe servito a molto… anzi, avrebbe in un certo senso dato ragione a Mitsui. Non c'era niente di male in quello che era, niente di strano, sbagliato o sporco… Al diavolo quello che pensano Mitsui e gli altri… Kogure sospirò. Non è vero… quello che pensa Hisashi mi interessa eccome…

Un altro sospiro, stavolta più profondo, e Kogure entrò in classe. Il banco di Mitsui era vicino alla finestra e quando lo vide entrare il ragazzo non lo salutò con il solito vivace "Hei Quattrocchi!", ma distolse lo sguardo e strinse le mascelle. Kogure deglutì e prese posto nel banco a fianco. Dall'altra parte della classe, Akagi li stava guardando con un'espressione interrogativa sul viso.

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Kogure faticava a concentrarsi sulla lezione. Non riusciva a fare a meno di sbirciare il viso di Mitsui, il quale si rifiutava ostinatamente di incrociare il suo sguardo. Non una parola, non un cenno, niente di niente, come se fosse improvvisamente diventato trasparente. Kogure avrebbe preferito mille volte gli insulti a quel silenzio di gelo… Si stava accorgendo che era l'indifferenza a ferirlo di più.

Finalmente la lezione finì. Mitsui prese i suoi libri e si sparò fuori dalla stanza, ma venne bloccato dalla sagoma imponente di Akagi.

"Mitsui, devo parlarti."

Lui continuò imperterrito verso la porta. "Più tardi, Akagi. Abbiamo allenamento adesso e non voglio far tardi. Mi puoi parlare dopo, ok?" Akagi non fece in tempo a replicare che Mitsui era già in corridoio… era sempre stato un suo talento, quello di sapersi smarcare, e aveva imparato a metterlo in pratica anche al di fuori del campo.

Akagi si girò verso Kogure, che si limitò a scuotere la testa. "Ha ragione, stiamo facendo tardi. Andiamo?"

"Kogure, è tutto a posto?"

"Certo, come no. Tutto perfettamente a posto." Kogure infilò la porta, veloce quasi quanto Mitsui.

Nessuno aveva mai visto Mitsui incazzarsi così tanto per un'azione sbagliata. E nessuno lo aveva mai visto giocare così duro. Un fallo dietro l'altro, quasi sempre su Kogure, che a sua volta non stava certo a prenderle in silenzio. Era assurdo, perché erano sempre stati giocatori corretti e affiatati, quindi nessuno riusciva a spiegarsi un tale comportamento. Stavano facendo un tale casino che Anzai stesso li richiamò in panchina. "Oh oh oh. Ragazzi, vedo che siete un po' distratti. Per favore, lasciate il campo e tornate a casa."

Mitsui spalancò gli occhi. "M-ma, allenatore… io devo giocare, abbiamo l'incontro col-"

"Mitsui, per favore. È evidente che non sei concentrato sul gioco, e nemmeno tu, Kogure." Il ragazzo abbassò la testa. "Quindi, non siete in grado di dare un buon contributo all'allenamento di oggi. Uscite dal campo, fatevi una bella doccia e tornate a casa. Ci vediamo domani."

Mitsui stava per protestare ancora, ma lo sguardo fermo e deciso di Anzai lo fece desistere immediatamente. Fece un inchino e prese la via dello spogliatoio, bestemmiando tra i denti e sassando via con un calcio l'asciugamano che era caduto a terra. Kogure lo stava seguendo a breve distanza.

"Che fai?"

"Me ne vado a casa."

"Senza farti la doccia?"

"Ah, certo, così puoi dare una sbirciatina alla mia attrezzatura! Io la doccia non la faccio se ci sei tu in giro, pervertito del cazzo."

Kogure arrossì violentemente, le guance in fiamme. Ma non per la vergogna… per la rabbia.

"Vaffanculo, Mitsui. Vai, vai a casa, finché sei in tempo. Non sia mai che ti salti addosso come un animale in calore…" Kogure prese a spogliarsi, sbattendo le palpebre per ricacciare indietro le lacrime. Riprese a parlare nel silenzio di ghiaccio della stanza. "Coraggio, Mitsui, continua a puntare il dito, a mettermi all'angolo. Colpisci forte, più forte che puoi, se ti fa stare meglio. Non me ne frega un cazzo, sono stanco di dover giustificare quello che sono a persone come te. Stanco, arrabbiato e triste."

Mitsui non disse una parola. Fissava la parete dello spogliatoio come se avesse voluto perforarla con gli occhi.

Troppo arrabbiato per tacere, Kogure continuò: "Se volevi umiliarmi, Hisashi, ci sei riuscito alla prefezione. Le tue parole mi fanno sentire una vera merda. Ma se ci penso bene, vedo che in realtà stai umiliando te stesso. Riflettici, se sei ancora in grado di farlo..."

Mitsui abbassò lo sguardo. Sapeva benissimo che avrebbe dovuto scusarsi per le parole aspre che gli aveva detto, gli erano uscite d'istinto, ma da qualche parte c'era una vocina che continuava a sussurrare nel suo orecchio che aveva ragione lui, Kogure era una checca, un finocchio… e lui non poteva certo avere per amico uno così. Quello che gli stava davanti non era Kogure, ma un perfetto sconosciuto. Quando riportò lo sguardo sul ragazzo, quest'ultimo aveva finito di spogliarsi e si stava infilando l'accappatoio. Mitsui arrossì e piantò gli occhi a terra. Cazzo, non era certo la prima volta che vedeva Kogure in accappatoio, ma stavolta era diverso… diverso fino all'inverosimile. Doveva andarsene da lì, immediatamente. Mentre usciva di corsa dallo spogliatoio, andò a sbattere contro Rukawa, che lo studiò per un attimo con quel suo sguardo gelido.

"Che vuoi?"

"Da te niente, senpai. Sono venuto a vedere come sta Kogure."

Oh, fantastico. Rukawa che si preoccupa per Kogure… Un pensiero si stava facendo strada nella mente di Mitsui…

"Sei anche tu uno di quelli?" gli chiese sghignazzando.

"Uno di quelli?" sibilò Rukawa stringendo gli occhi. "Stai attento, Mitsui. Io non sono gentile come Kogure, non me ne frega un cazzo di te. Scegli le parole con cura… con MOLTA cura." Spinse Mitsui di lato ed entrò nello spogliatoio. "E tanto perché tu lo sappia, sì." Rukawa si chiuse la porta alle spalle, lasciando Mitsui solo e completamente attonito.

Parte II

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