03. Said too much

Boys don’t cry © The Cure

 

"Hisashi?" Mitsui era sdraiato sul letto, gli occhi serrati nell’inutile tentativo di tenere lontani rumori e pensieri. La voce della madre lo raggiunse attraverso la porta chiusa, probabilmente stava gridando dal fondo delle scale.

"Che vuoi?" gridò forte a sua volta.

"C'è un tuo compagno alla porta! Dice che ti deve parlare! Scendi subito, Hisashi!"

Un mio compagno? Non sarà per caso Kogure… Cazzo, ci manca solo questa, che mi piombi in casa e magari si metta a chiacchierare con mia madre come se niente fosse…

Mitsui si alzò dal letto e scese lentamente le scale. Nell’incrociarlo, sua madre gli lanciò uno sguardo a metà tra il corrucciato e l’interrogativo, del tipo che-cosa-hai-combinato-questa-volta, ma si limitò a dirgli "Ha detto di chiamarsi Akagi. E c’è una ragazza con lui, molto carina." Akagi? Con una ragazza? Entrò in salotto e li vide seduti sul divano, Akagi e Ayako, entrambi con un’espressione non molto allegra in viso. Che palle…

"Ciao Akagi, ciao Ayako. A che cosa devo l’onore? Se è per l’allenamento di oggi io-"

"Cos'è successo tra te e Kogure?", tagliò corto Akagi.

Mitsui si irrigidì. Infilò le mani nelle tasche e si strinse nelle spalle, cercando di assumere un’aria naturale e al tempo stesso indifferente.

"Perché me lo chiedi?"

"Non so, dimmelo tu. Di solito siete buoni amici ma oggi ti sei comportato da vero demente per tutto il giorno e lui aveva l'espressione di un cane bastonato, così ci siamo chiesti che diavolo fosse successo…" Era stato ancora una volta Akagi a parlare. Ayako se ne stava seduta in silenzio, gli occhi fissi sul volto di Mitsui, e questo suo scrutarlo così apertamente lo fece innervosire, al punto che il ragazzo se ne uscì con un seccato "E io che diavolo ne so perché Kogure se ne va in giro con un'espressione da cane bastonato? Non sono la sua balia..."

Mitsui spalancò le braccia, come a voler dare maggior enfasi a quanto aveva appena detto, quindi sbottò: "Perché cazzo vi vengo sempre in mente io quando si tratta del Quattrocchi??"

"Col cavolo che non lo sai, Mitsui. Credevo tu fossi il suo migliore amico, ma è evidente che mi sbagliavo. Ha detto che lascia la squadra." Questa volta fu la voce di Ayako a tagliare l’aria, fredda e precisa come un chirurgo.

"COSA?" La ragazza annuì lentamente, ma fu Akagi a continuare.

"Hai capito bene, lascia la squadra." Il capitano fece una piccola pausa, giusto per godersi l’espressione sgomenta che si era dipinta sul viso di Mitsui e per dargli il tempo di riprendersi. Una nota di soddisfazione colorava la voce di Akagi quando riprese a parlare. "Ci tenevo a fartelo sapere. Vedi, Kogure è mio amico… e mi preoccupo per lui."

"Che cosa vorresti dire?"

"Niente. Solo che per me amicizia è molto, molto più di una parola. Posso dire lo stesso di te?"

"Senti Akagi, non credo tu abbia alcun diritto di venire a casa mia e metterti a farmi la predica. Mi parli di amicizia ma non sai un cazzo…"

"È qui che ti sbagli, Mitsui… so benissimo di cosa parlo… anzi, sappiamo benissimo di che cosa parliamo."

Mitsui spalancò gli occhi, completamente incredulo. Le parole di Akagi ebbero l'effetto di una manciata di neve infilata giù per la schiena.

Santo cielo… a questo siamo arrivati?

"Kogure è stato a casa mia fino a pochi minuti fa. C'era Rukawa con lui. Mi ha raccontato tutto. Mi ha raccontato che è gay. Mitsui? Mi stai ascoltando?"

"Sì… sì." In realtà gli ci volle un po’ per realizzare la portata delle parole di Akagi

"E tu che gli hai detto?"

"Che non me ne poteva fregare di meno. Non può lasciare la squadra per questo. Ho bisogno di lui, abbiamo bisogno di lui. Non sei d'accordo?"

"…"

Mitsui era senza parole. Stava facendo la figura del perfetto idiota davanti ad Ayako e Akagi, così come l’aveva fatta poco prima davanti a Rukawa… e prima ancora davanti a Kogure. La voce di Ayako gli giunse attutita, come attraverso un vetro.

"Comunque, lo sai quant'è cocciuto quando si fissa su una cosa. Ha detto che molla e mollerà. Credo non voglia ferirti… incredibile, no? Lui che non vuole ferire te…"

"…"

"Bene, volevamo solo che tu lo sapessi. Il resto è un problema tuo." Con queste parole la ragazza si alzò dal divano, seguita da Akagi. I due si avviarono verso la porta, mentre Mitsui rimaneva a fissare il pavimento, il viso completamente privo di espressione. Strinse i pugni e scrollò la testa con forza, come per cacciare un pensiero fastidioso, quindi si girò e li raggiunse nell’ingresso.

"Che cosa? Che cosa sarebbe un problema mio?" gridò furioso all’indirizzo di Ayako. "Che cazzo Ayako, non è colpa mia se preferirei portare te a letto, invece di Kogure!" La ragazza arrossì, mentre un lampo passò negli occhi di Akagi.

"Ma ti rendi conto di quello che dici? Non ci posso fare niente se non riesco a mandare giù il fatto che sia… gay! Non mi piace, è sbagliato e…" E non ho la più pallida idea di come affrontare questa situazione. Sono semplicemente terrorizzato. Ma nessuna di queste parole uscì dalle sue labbra. Mitsui rimase a bocca aperta, a fissare i due che lo guardavano con un misto di rabbia e tristezza. Alla fine fu Akagi a rispondergli.

"Nemmeno a me piace, e nemmeno io sono gay. Le tue ragioni possono essere le migliori del mondo… ma questo non significa che tu gli debba voltare le spalle: stiamo parlando di Kogure, Mitsui. Pensaci bene."

Dopo che Ayako e Akagi furono usciti, Mitsui fissò la porta per diversi secondi, completamente assorto nei suoi pensieri. La cena era probabilmente già in tavola, ma lui aveva lo stomaco chiuso. Aveva bisogno di prendere aria, di schiarirsi le idee. Si infilò le scarpe e uscì, inseguito dalla voce della madre. "Hisashi! Dove vai? Hisashi!"

I would say I'm sorry
If I thought that it would change your mind
But I know that this time
I've said too much
Been too unkind

Parte III

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