05. Free fall
I personaggi di Slam Dunk sono © di Takehiko Inoue.
Boys dont cry © The Cure
Il mattino dopo, come sempre, Mitsui si diresse verso la palestra. Aveva dormito male, e sognato peggio... Lincontro col fratello di Kogure era stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. Le parole con cui lo aveva lasciato continuavano a ronzare in un angolo della sua testa, appiccicose come fili di ragnatela.
"Piantala di fare il bambino, Mitsui. Gli vuoi bene? E allora diglielo. È così difficile?"
"Non ci riesco."
"E allora sei solo uno stronzo."
Certo, solo uno stronzo. Ma vaffanculo, vaffanculo.
Il sabato non cera scuola, ma il custode apriva ledificio perché sapeva che quelli del club di basket non riuscivano a stare lontani dal pallone nemmeno per un giorno. Non passò dallo spogliatoio, era già in tuta, e così il rumore della palla allinterno della palestra lo colse di sorpresa. Qualcun altro aveva avuto la sua stessa idea, a quanto sembrava. E quel qualcun altro era Rukawa, niente meno.
Appena lo vide, il ragazzo si fermò e lo squadrò torvo. Mitsui aveva un pallone in mano, e lo fece rimbalzare a terra.
"Ciao."
"Ciao."
"Volevo fare due tiri, ma tornerò più tardi " disse Mitsui avviandosi verso gli spogliatoi. Il pallone lo colpì in pieno nella schiena, e lui si voltò inferocito.
"Facciamo un one-to-one, senpai?" Rukawa stava sorridendo. E questo di per sé era sufficiente a innervosirlo: non era un sorriso aperto, amichevole sembrava una specie di ghigno, tra lironico e il beffardo.
"No, grazie."
"Paura?" Ancora quellespressione, e il tono della sua voce che rincarava la dose. Rukawa era un tipo che non si tirava indietro, se lo ricordava bene. Era stato tra i pochi a non farsela sotto quando si era presentato in palestra con Tetsuo, secoli prima Lui e Kogure, e Ayako perfino. Alla fine, sembrava che lunico coniglio fosse sempre e solo lui. Quello che scappava, quello che non reggeva le difficoltà, quello che... sì, quello che aveva paura.
"Io? Di te? Ma per favore " Stava per esplodere. Farsi prendere per il culo da una matricola che credeva di aver capito tutto della vita
"E allora gioca con me, senpai "
"Non sfottere e piantala di chiamarmi senpai, Rukawa." Mitsui gli lanciò la palla con forza. "Ai dieci. Comincia tu." Mitsui strinse gli occhi e si concentrò sul gioco. Liberare la mente, sentire lenergia scorrere libera nel suo corpo, nei suoi muscoli. Le cose tornavano sempre a posto, grazie al basket.
Rukawa era un osso duro, molto veloce e difficile da marcare anche per Mitsui, che pure non era certo uno lento. I due si spingevano e si strattonavano, nessuno era disposto a cedere un centimetro allaltro. Non era una semplice partitella, da come giocavano si sarebbe detto che fossero impegnati in una sfida personale o, meglio ancora, in un regolamento di conti. Sei a sei, poi Mitsui segnò da tre.
"Manca un punto, bello."
Rukawa non rispose, palleggiando sulla linea dei tre punti. Allimprovviso scattò in avanti e superò Mitsui, segnando in sospensione.
"Otto a nove, Mitsui."
"Ma la palla è mia " ghignò lui. Rukawa sbuffò in risposta e gli si appiccicò addosso, marcandolo stretto.
"Vediamo che fai adesso "
Mitsui tentò di liberarsi, una finta, unaltra, ma non riusciva a superare il blocco. Rukawa provò a rubargli palla e finalmente riuscì a fargliela saltare via dalle mani, ma senza trattenerla a sua volta. I due si buttarono allinseguimento e rovinarono luno sullaltro nel tentativo di recuperarla. Il corpo schiacciato sotto quello di Rukawa, Mitsui respirava affannosamente.
"Levati, Rukawa, non respiro."
Il ragazzo si sollevò sulle braccia, ma non si spostò. Ansimante, lo guardava fisso negli occhi, ben consapevole del contatto ravvicinato tra i loro corpi sudati. Sorrise, e Mitsui avvampò.
"Ho detto levati, cazzo!"
Mitsui lo scostò con forza, quasi gridando, rialzandosi in fretta e allontanandosi da lui. Seduto a terra, Rukawa cominciò a ridere.
"Che cazzo hai da ridere, stronzo?"
"La tua faccia un vero spettacolo!"
"Dimmi una cosa Rukawa: tutto questo ti diverte molto, vero?"
"Dipende a cosa ti riferisci", replicò lui facendosi serio. "Mi diverte la tua reazione, e mi fa incazzare il tuo comportamento."
"Non so di cosa parli."
"Dacci un taglio Mitsui. Lo sappiamo benissimo entrambi."
Mitsui lo guardò un attimo, poi scrollò la testa. "Basta, io mi arrendo. Mi sono veramente rotto ", disse un attimo prima di prendere la strada degli spogliatoi. Rukawa sorrise e riprese il suo allenamento.
***
Mitsui uscì dalla doccia e il sangue gli si gelò nelle vene. Vicino allarmadietto, Kogure stava spostando la sua roba in un borsone capiente. "Faccio in un attimo, poi possiamo " Le parole si bloccarono a mezzaria quando vide il ragazzo.
"Scusa, io credevo fosse Rukawa "
Mitsui sbattè le palpebre e sentì il rossore salirgli di nuovo alle guance. Era in ciabatte e accappatoio, nudo e bagnato e con larmadietto esattamente a fianco di quello di Kogure. Se voleva rivestirsi, doveva passare di lì, cera poco da fare. Allimprovviso lassurdità della situazione gli balzò agli occhi in tutto il suo splendore. Ripensò a Rukawa, a Tetsuo, alle parole di Akagi e a quelle di Yusuke "Stiamo parlando di Kogure." "Ti facevo più intelligente, Mitsui." "Ha bisogno di te "
Gli passò davanti e si appoggiò allo stipite della porta, osservando Kogure mentre toglieva la roba e la riponeva con cura nella borsa. Quando il loro sguardi si incrociarono, Mitsui notò che gli occhi del ragazzo erano arrossati e gonfi e per un attimo una fitta di dolore gli attraversò il cuore. Si sedette sulla panca, mise i gomiti sulle ginocchia, fece un respiro profondo e cominciò a parlare.
"Tuo fratello è un tipo tosto."
Silenzio.
"Non so come sia riuscito a trattenersi dal pestarmi, ieri sera. A un certo punto ho creduto che volesse ammazzarmi."
Silenzio.
"Anche Rukawa, e Akagi "
Ancora silenzio. Cocciuto, il ragazzo. Meglio essere più diretti
"Perché lasci la squadra?"
"Mitsui, devo proprio risponderti?" Kogure teneva gli occhi fissi sulle sue cose, evitando ostinatamente lo sguardo di Mitsui. La sua voce era piuttosto bassa, ma non cerano incrinature. Anzi, era quasi insofferente.
"Fai come ti pare. Volevo solo parlare."
Il ragazzo si irrigidì, quindi sospirò e girò la testa verso Mitsui, fissandolo negli occhi.
"Bene, ti sto guardando. Stai meglio adesso?"
"No. Per niente. Ma almeno ci provo."
Kogure sorrise debolmente.
"Me ne sarei andato comunque. Devo preparare lesame di ammissione per lUniversità, lo sai. Sto solo anticipando un po i tempi." Si allontanò dall'armadietto e raggiunse Mitsui sulla panchina. Mentre si sedeva le sue spalle sfiorarono quelle di Mitsui, e a quel contatto il ragazzo si scostò immediatamente.
"Ci provi, a fare cosa? A non rabbrividire quando mi avvicino?" commentò Kogure con un velo di tristezza. Fece per spostarsi, ma la voce di Mitsui lo trattenne.
"No, mi dispiace io sono solo "
"Disgustato? Inorridito?" Kogure reclinò la testa, cercando questa volta di catturare l'espressione di Mitsui.
"Imbarazzato. Confuso."
"Oh, proprio come me beh, almeno abbiamo ancora qualcosa in comune, dico bene?"
Mitsui sorrise. "Sì, penso di sì. Però "
"Però?"
"No, niente Mi dispiace, Kogure. Io io davvero vorrei non pensare quel che penso, ma non ci riesco."
Kogure sbattè le palpebre. Probabilmente Mitsui pensava di essere stato gentile, di aver chiarito la sua posizione, ma quelle parole, vorrei non pensare quello che penso, bruciavano come sale sulle ferite.
"Lo sai che ti amo, vero Hisashi?"
"Fin troppo bene." Mitsui abbassò la testa, cercando le parole più appropriate. Glielo doveva. "E tu sai che io non posso ricambiare."
"Va bene, questo lo capisco." La voce di Kogure era salita di tono. "Ma perché allontanarmi così? Non possiamo almeno rimanere amici? Ti faccio così schifo?"
Mitsui rispose con un filo di voce. "Non è questo. Non ti sto allontanando. Io credi che sia facile per me?" Voltò la testa e, per la prima volta da giorni, lo guardò diritto in viso. "Sei uno stronzo, Kogure. Hai voluto fare di testa tua, e ora devi fare i conti con le tue azioni."
Kogure allungò le gambe in avanti e si appoggiò al muro, piegando la testa all'indietro.
"Sono uno stronzo. Perfetto, Mitsui. Che cosa dovevo fare, secondo te? Osservarti da lontano? Sfiorarti di sfuggita, mendicare un contatto durante gli allenamenti? Scriverti lettere anonime?"
"Non certo baciarmi!" sbottò Mitsui. Il ricordo della lingua di Kogure che si insinuava nella sua bocca lo fece arrossire con violenza, vanificando ogni suo tentativo di non perdere il controllo. Si alzò in piedi e si allontanò da lui.
"Penso sia meglio se te ne vai."
Tutto si sarebbe immaginato, ma non questo. Non Mitsui che non gli lasciava alcuna speranza. Che non potesse corrispondere il suo amore laveva messo nel conto, e poteva sopravvivere in un modo o nellaltro. Ma questo questo significava la fine di unamicizia, definitivamente.
"A questo punto non abbiamo più niente da dirci, giusto?" moromorò Kogure.
"Invece abbiamo un mucchio di cose da dirci, Kogure!" gridò Mitsui. "Ma non adesso! Non adesso, cazzo. Mi sta scoppiando la testa "
Era vero, sapeva di avere milioni di cose da dirgli, cose che avevano a che fare con lamicizia, la fragilità delle parole, con tutto quello che aveva sperato e immaginato per loro, per il loro futuro, e altrettante erano quelle che voleva sentirsi dire da Kogure... eppure, al tempo stesso desiderava solo chiudere quella conversazione il prima possibile. Odiava quella sensazione, sentirsi in trappola, chiuso in un angolo e senza vie duscita.
La porta dello spogliatoio si aprì e Rukawa mise dentro la testa.
"Sei pronto, senpai?" Kogure annuì. Finì di sistemare le sue cose nella borsa senza dire una parola. Nemmeno Mitsui parlò. Teneva le braccia incrociate sul petto e sul volto aveva unespressione impassibile. Fissò gli occhi di Rukawa a lungo, ma alla fine fu costretto a distogliere lo sguardo. Rukawa stava riuscendo dove lui aveva fallito, a prescindere dal fatto che fosse innamorato di Kogure e che potesse essere un secondo fine a muoverlo; stava agendo da amico, mettendo da parte orgoglio e ostinazione.
Sempre in silenzio, Kogure raggiunse Rukawa sulla soglia e uscì. Il ragazzo sorrise e chiuse piano la porta, lasciando ancora una volta Mitsui solo con i suoi pensieri.
"Mi serve tempo, Kimi-kun. Un sacco di tempo", bisbigliò Mitsui, cercando inutilmente di ricacciare indietro la lacrima che cominciava a rotolargli piano lungo la guancia.
***
The End? Non sono molto convinta... in questo caso mi sembrava lunco finale possibile, non avrebbe avuto senso un happy end, ma... sto lasciando punti in sospeso, qua e là... che prima o poi riprenderò! Ma voi, fatemi sapere che ne pensate!^__^
stellametista@yahoo.com
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