Parte VI - Burn me -

Disclaimers: i personaggi di Slam Dunk non sono miei ma di Takehiko Inoue, e se il Sensei sapesse che cosa combino...

La canzone di chiusura questa volta è Gone © Black Crowes

ATTENZIONE, parte YAOI. Io vi ho avvertiti...

*****

Kiyota si ferma davanti alla porta, il cuore che batte all’impazzata e le mani gelate. Solleva la mano e fa per bussare, ma subito cambia idea. Sarebbe ridicolo, bussare e magari chiedere anche "Permesso?" Appoggia la mano alla maniglia e lentamente la abbassa, entrando nella stanza. La loro stanza, quella in cui, fino a qualche ora fa, Maki stava dormendo con Midori. C’è qualcosa di bizzarro in questa situazione, a questo punto è più che evidente che davvero deve a lei tutto quello che ha - o che sta per avere.

La camera è in penombra, la luce della luna filtra dalle tendine abbassate come una sottile lama, disegnando ombre misteriose sul pavimento e sul corpo di Maki abbandonato tra le coperte, nel torpore del sonno. E’ bello, è molto bello, e Kiyota deglutisce. All’improvviso si accorge che Maki è ancora all’oscuro di quanto è appena accaduto tra lui e Kuroi, e il coraggio lo abbandona per un attimo… ma no, non può essersi sbagliata, poco fa Midori ha messo in gioco una parte troppo grande e profonda della sua vita per pensare a uno scherzo stupido e di cattivo gusto.

Si avvicina al letto ancora esitante e bisbiglia il suo nome. O meglio, è quello che vorrebbe fare, perché la voce gli esce troppo debole e incerta, perfino per un bisbiglio. Cristo, che diavolo gli prende? Non è più un ragazzino alla prima cotta… perché tanta incertezza? Non ha forse atteso, sperato, sognato questo momento per cinque interminabili anni? Sorride a se stesso, mentre sente risuonare nelle orecchie la frase che Mitsui era solito ripetergli quando giocavano insieme e si era accollato l’ingrato ruolo del confessore… "Attento a quello che desideri, potresti anche ottenerlo…"

"Maki?"

Il ragazzo si rigira nel letto, e nel movimento le coperte scivolano sul suo corpo, mettendo in evidenza la linea delle spalle e il torace nudo. Oh, bene. Kiyota si siede sul bordo del letto e ripete il suo nome, questa volta con minore incertezza.

"Maki?"

Maki solleva appena la testa, gli occhi ancora annebbiati dal sonno che faticano a mettere a fuoco la figura davanti... Ma quando la mano di Kiyota si appoggia alla sua spalla c’è sorpresa nel suo sguardo, e confusione. Dove diavolo è Midori?

"Kiyota…" Però è difficile parlare quando hai le labbra di una persona incollate alle tue… Da qualche parte nella sua mente percepisce qualcosa di sbagliato nella situazione, l’immagine di Midori si staglia dapprima nitida sullo sfondo dei suoi pensieri, ma quando il bacio si fa più intenso e lui comincia a rispondere con la stessa voracità i suoi contorni si assottigliano poco a poco, fino a scomparire del tutto.

Domani, domani penserò a cosa fare, a come spiegarglielo… Domani.

Il fatto che lo abbia preso alla sprovvista non significa che debba lasciargli prendere il controllo… soprattutto quando è ancora vestito mentre lui è praticamente nudo. Le mani di Maki corrono frenetiche lungo la schiena di Kiyota, afferrano i lembi del maglione e tirano verso la testa. Kiyota stacca la bocca da quella di Maki e solleva in alto le braccia, facilitandogli l’operazione. Poi è la camicia a volare via, insieme a qualche bottone ignaro dell’urgenza dei due. Le labbra di Maki sfiorano l’addome di Kiyota, la lingua si insinua nella cavità dell’ombelico e i denti mordicchiano la pelle tesa dall’eccitazione, quindi è il turno dei pantaloni. Un bottone, un altro, un altro. Le mani di Kiyota scivolano tra i capelli di Maki e dalla sua gola esce un suono profondo, simile a un sospiro ma molto, molto più rauco… e all’improvviso Maki lo allontana da sé. C’è di nuovo confusione in fondo ai suoi occhi. No, non adesso… NON ADESSO. E’ tardi ormai per i sensi di colpa…

"Maki, ti prego, non fermarti…"

"Non posso, non posso… Cristo, non posso! Vattene da qui, subito!"

"No."

Maki sbatte le ciglia, gli sembra di aver ricevuto una sberla in pieno viso. Quello che ha davanti non è il Kiyota che ricordava, non c’era questa forza nelle sua voce, non c’era questa luce nei suoi occhi, questo sorriso malizioso non incurvava mai le sue labbra.

"Coraggio, cacciami via. Ma dovrai buttarmi fuori di peso, Shinichi." Lo sta guardando con occhi neri e luminosi da fare invidia al cielo fuori. Con un dito sta tracciando piccoli e leggeri cerchi sul suo torace. "Perché io da qui non mi muovo."

"Midori… se dovesse entrare…" Maki ha il respiro affannato, riesce a malapena ad articolare le parole.

"Non entrerà, fidati."

Lo sguardo di Maki si fa ancora più incerto, e poi sente la voce di Midori sussurrare "Tu credi che verrà?" e rivede l’espressione dipinta sul suo viso… rassegnata, quasi consapevole. Possibile? Poi sono le mani di Kiyota che sfiorano suo corpo a vanificare ogni tentativo di resistenza. Le loro labbra si cercano, le loro lingue si intrecciano. I pantaloni sono spariti, adesso possono finalmente combattere ad armi pari. Maki rovescia Kiyota contro il cuscino, quindi comincia a esplorare il suo corpo. Prima il collo, poi il torace, mordendo un capezzolo ed estorcendo a Kiyota il primo di una lunga serie di gemiti. Le mani di Kiyota stringono le lenzuola e la schiena si inarca, attraversata da brividi di piacere mentre l’esplorazione si fa via via più approfondita. Maki sorride e bisbiglia il suo nome, e questa volta è davvero quello che vuole pronunciare, non ci sono dubbi.

I loro corpi si chiamano, tremanti e sudati e caldi. Maki si solleva sopra di lui, puntellandosi sulle braccia, e lo fissa negli occhi fino a quando Kiyota non riesce più a sostenere lo sguardo, perché l’intensità di quello che gli legge sul volto e quasi insopportabile. Passione, certo, in questo momento non potrebbe essere diversamente. Ma non si tratta solo di questo, e vorrebbe mettersi a piangere oppure a urlare con quanto fiato ha in gola perché adesso sa che non stanno solo scopando. Adesso sa finalmente che è amore: prima di Midori e dopo di lei, è sempre stato amore.

Maki lo fa girare sulla pancia, gli bacia l’incavo del collo e mormora una parola al suo orecchio, a voce troppo bassa perché sia distinguibile ma abbastanza intensa da scuoterlo fino alle radici. Quando gli entra dentro, lo fa in un'unico movimento deciso e, arrivato in fondo, si ferma e aspetta fino a quando non sente il corpo di Kiyota smettere di tremare. A quel punto riprende a muoversi lentamente, molto lentamente.

Poi, sono solo parole senza senso quelle che esplodono nel silenzio della stanza.

Save me
From this season's dead air
Take me
Blind naked and scared
Want you to burn me, burn me baby

 

Troppo poco hentai? Lo so, lo so… ma in fondo a me piace così, e visto che Maki e Kiyota sono tutti miei... ah ah ah, adoro essere Dio!

Un grazie di cuore alle mie beta-lettrici preferite, loro sanno perché^__^

Parte VII (Closer)

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