Due sulla strada
di Elisa

Anche se non c'entra niente, ho rubato il titolo a un romanzo di Roddy Doyle molto carino. E' sempre difficile trovare buoni titoli, stavolta mi accontento di questo… Un'ultima precisazione: questa storiella (rigorosamente PER ADULTI, poi non dite che non vi avevo avvertito) comincerebbe subito dopo lo scioglimento di Generation X, quando Angelo e Jubilee partono verso la California. In realtà, l'ultimo numero di X-Men uscito mentre scrivo smentisce quanto segue … ammetto che l'allacciamento alla serie regolare è solo un escamotage per dare una base un po' più solida al racconto e pornografare in libertà, e ammetto anche che, data la qualità discutibile della storiella "manga" di Jubilee, non mi sento molto in colpa per aver fatto prendere una piega diversa agli eventi :-P

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You wanna fuck me like an animal
You like to burn me on the inside
You like to think that i'm a perfect drug
Just know that nothing you do
Will bring you closer to me
Limp Bizkit, Hot Dog

 

When they said repent
I wonder what they meant
Leonard Cohen, The future

 

Quanto tempo è passato? Dieci giorni, forse quindici? Jubilee non ha la voglia né la forza di stare a contare i giorni, le ore, i minuti che sono passati dalla probabile morte di Angelo e dall'inizio di questo purgatorio. Lei e Angelo erano partiti dal Massachussets subito dopo la chiusura definitiva della scuola. Gli addii non erano stati il massimo della piacevolezza, con Emma letteralmente prelevata a forza da Xavier e Sean finito alcolizzato. Eppure loro erano saliti in macchina pieni di ottimismo; non stavano andando tanto verso la California, quanto verso un vita un po' più vicina alla normalità. Le loro speranze però erano destinate ad essere disattese, perché dal terzo giorno lui li aveva intercettati. Senza saperlo né volerlo, ma già che era lì, perché non sfruttare l'occasione?

L'errore più grande era stato quello di far entrare la donna delle pulizie quando loro erano ancora in camera. Non importa, le avevano detto, tanto abbiamo già riordinato le nostre cose. Le lasciamo qui giusto il tempo di fare colazione.

Al loro ritorno dal bar, la cameriera se n'era andata, in compenso c'era lui ad aspettarli. Casualmente aveva passato lì la notte - o meglio, poche ore tra la notte e il mattino - nello stesso motel, due camere più in là. Sensazioni familiari l'avevano fatto agitare nel sonno e non appena sveglio aveva percepito la loro presenza con una chiarezza quasi nauseante, di primo mattino. Ma, con altrettanta chiarezza, gli era subito venuto in mente come sfruttare la situazione a suo vantaggio. E' maestro in questo, e, ancora sotto le lenzuola, sul suo viso si era dipinto un ghigno.

Sono venuto a vedere come siete cresciuti, aveva detto loro. Jubilee sembrava stesse letteralmente per esplodere, caricando il proprio potere, e Angelo era furioso. Lui, però, aveva fatto notare a Jubilee quanto fosse coreografico e vistoso il suo potere; questa gente ti lincerà da qui a Frisco e ritorno, le aveva detto. A quel punto, Angelo aveva commesso il suo più grande errore. Aveva attaccato. E la sua pelle era finita a decorare la camera come un patchwork sanguinolento. Jubilee era impietrita dal terrore e non aveva potuto che obbedire agli ordini: tu adesso verrai con me senza fiatare. Se dici qualcosa, sei morta. Se provi a fare uno di quei tuoi giochini con le esplosioni, sei morta. Se per qualsiasi motivo mi fai incazzare, sei morta. E se tenti di scappare, non solo sei morta, ma prima di ucciderti ti farò cose che nemmeno puoi immaginare, e soffrirai, oh se soffrirai.

E così si erano allontanati a bordo di una Buick LeSabre (ovvio, no?) color merda, mentre per la portinaia del motel erano solo un padre con la sua sconsiderata figlia, ripescata nel bel mezzo di una fuga d'amore con quel poco di buono del suo ragazzo.

Ora, Jubilee non riesce a capire quale percorso stia seguendo Creed. Non riesce ad orientarsi, le pare che stiano zigzagando da motel a motel senza una meta precisa. Forse è una manovra di depistaggio - depistare chi? Cosa? Creed era già in viaggio quando aveva trovato lei e Angelo. Ma Jubilee ha smesso di pensarci così come ha esaurito le lacrime per l'amico. Riesce a non piangere solo da due notti. Ma non ha mai versato un lacrima davanti a Creed: sa che potrebbe rivelarsi pericoloso.

E' quasi il tramonto, e tra poco sarà ora di fermarsi.

"Quanto andiamo avanti ancora?" sbadiglia lei.

"Boh."

"Victor, dai."

"Smettila. Ricordati che vivi solo perché io lo voglio."

Creed parla acido e sembra stanco. Sta fuggendo, è chiaro, e nemmeno per lui questo viaggio è una passeggiata. Jubilee sta quasi per appisolarsi quando vede un cartello:

"70 miglia da Las Vegas!
La città dei vostri sogni!"

Siamo nel Nevada, pensa, e pensa anche che passando un altro confine sarebbero in California, casa sua. L'avere capito dov'è la solleva un po' da quel disagio che non l'ha mai abbandonata in tutti questi giorni.

"Andiamo a Vegas!"

"Non ci sperare. Ecco un motel, mi sa che dovrai accontentarti."

Il motel è un prefabbricato polveroso e solitario in mezzo al deserto. Non fosse per la relativa vicinanza con Las Vegas, farebbero la fame. Invece al ristorante c'è qualche ospite, insieme a diversi abitanti di un paesucolo composto di sei case più a est, un benzinaio più a ovest e dal motel stesso.

"Passeremo per Reno, almeno? Voglio vedere un po' di vita. Sono due settimane che non c'è altro che strada." Jubilee mastica un cheeseburger, e si impunta sull'argomento Vegas non perché ci tenga veramente, ma perché ha bisogno di scaricare la tensione. Pazienza se Creed magari si irriterà: lei sente di avere ben poco da perdere. Invece, l'uomo sbuffa:

"Ma davvero ci tieni così tanto a vedere Tom Jones e a sputtanarti i soldi che non hai?"

"Li ho i soldi. E che c'entra Tom Jones?"

"Non lo sai? Lui praticamente vive a Las Vegas, come James Brown. Gli danno vitto e alloggio di lusso e loro ricambiano con uno spettacolo permanente. Guarda che anche Reno è così. E' un bluff." La verità è che anche lui muore dalla voglia di fare un po' di bella vita, ma ha altre priorità. E poi, non vuole che lei si distragga; ciò andrebbe contro i suoi piani. Per non parlare del fatto che per Jubilee sarebbe molto più facile scappare in un posto pieno di gente. Jubilee, da par suo, torna al suo panino, pensando che Logan avrebbe risposto ai suoi capricci più o meno allo stesso modo. Cazzo, no, giammai paragonare Logan e Creed… Si ricorda bene che stava per ucciderla, che li avrebbe uccisi tutti se avesse potuto, che aveva promesso a Logan che sarebbe venuto a prenderla, prima o poi. Ed è successo, solo che, contrariamente alle previsioni, dopo tutto questo tempo non solo è viva, ma anche incolume. Creed la tratta più o meno come un animale domestico, anche se non si può dire esattamente che la coccoli. Questo la angoscia ancora di più, perché non sa cosa ne sarà di lei. Qualche giorno fa gliel'ha chiesto, e lui ha risposto: niente che ti dispiacerà, piccola. Sì, appunto.

Jubilee tenta di pensare ad altro ed esplora con lo sguardo il ristorante, trovandosi a fissare un gruppetto di uomini in piedi al bancone. Sono quattro e la loro età oscilla tra i trentacinque e i cinquant'anni - tutti ben piantati, fisico da camionista, e - Jubilee ci scommetterebbe i suoi pochi averi - una fede incrollabile e ottusa in Dio, Patria e Famiglia. Creed si accorge che Jubilee sta guardando oltre la sua spalla, e le chiede che c'è di tanto interessante.

"Quei tipi. Sembrano usciti da un racconto di Stephen King. O dalla pubblicità del Jack Daniels." Creed si volta ruotando del tutto sulla sedia e squadra quegli uomini. Dicono qualcosa del tipo: che schifo quel tizio là, lei avrà sì e no diciassette anni. Sempre guardandoli, Creed dice a Jubilee:

"Si vede che hai sempre vissuto in città, bambina. Purtroppo di gente così ce n'è un sacco, in posti come questo. E ce ne sono, di posti come questo, sul territorio nazionale!" Naturalmente i quattro uomini si accorgono che Creed sta parlando di loro.

"Ehi tu! Che hai da guardare?"

"Io? Io non guardo nessuno."

"Non provarci, amico. Non fare il furbo con noi."

"Rischio di pentirmene, eh?" dice Creed alzandosi e facendo cenno a Jubilee di seguirlo "ma io non voglio creare problemi, signori. Voglio solo andarmene a letto, perché è stato un brutto viaggio." Gli uomini lo guardano torvi, ma lo lasciano passare.

La camera è forse migliore del solito, ma un po' piccola, tanto che, per lasciare posto al mobile della tv il letto che sceglie Jubilee è addossato al muro.

"Ti sto costando una fortuna in camere doppie" ironizza lei mollando la sua borsa sul pavimento e stendendosi, vestita, sul letto "vai pure in bagno prima tu." Creed la guarda aggrottando le sopracciglia, tra il perplesso e il divertito.

"Che hai oggi che sei così spiritosa?"

"Sarà la tua influenza."

"Ridi, ridi, cocca. Finchè sei in tempo" conclude Creed prima di chiudere la porta. Ogni volta che a Jubilee sembra di intavolare una discussione abbastanza normale da farle dimenticare dov'è e con chi è, Creed se ne esce con una battuta crudele, giusto per ricordare chi è che comanda. La ragazza sospira e si cambia per la notte. Questi ultimi scampoli di estate sono terribilmente caldi, e ha assoluto bisogno di lavare almeno un po' dei suoi vestiti, ormai puzzolenti. Forse, se riuscissero a fermarsi in un motel un po' più grande, potrebbero trovare una lavanderia annessa.

Quando esce dal bagno, Creed, ancora gocciolante dopo la doccia, la trova appisolata. Borbotta qualcosa e si mette a letto a pensare, a pensare troppo.

E' tarda notte quando, dal sonno profondo, Jubilee passa ad agitarsi, a camminare sul labile confine tra il sonno e la veglia. Arriva il sogno. Quello che la prende alla sprovvista, magari a metà del mese, e al risveglio la fa ritrovare piena di sensi di colpa, imbarazzata con se stessa. Ma mentre è lì, in quel momento, vorrebbe non svegliarsi mai.

Creed impreca a mezza voce. Ha l'impressione di essersi addormentato da tre secondi e ora è stato svegliato da - no, non rumore, da un odore. Chiaro, inconfondibile e dolce. Secondo, nella sua classifica personale, solo a quello acre di chi ha sudato via tutto il suo coraggio e sta guardando la morte in faccia.

Silenzioso, si mette a sedere. Jubilee, rivolta contro il muro, gli dà le spalle e respira un po' affannata, mormora qualcosa. E' già successo un paio di volte in questo viaggio che lei farfugliasse nel sonno. Creed si protende per ascoltare meglio, appoggiando una mano sul suo letto, al che lei sospira:

"Lo-gan" e Creed sorride nel buio. Bene, bene. Decide che insegnerà al tappo che certe cose non vanno sprecate così.

Creed si siede sul bordo del letto di Jubilee. Ora l'odore di lei copre quasi totalmente gli altri, ma sembra più tranquilla. Le sfiora le gambe scoperte, i fianchi vestiti dai pantaloncini e le solleva appena la maglietta sgualcita. Si china su di lei e le sfiora il collo con le labbra, mentre la mano scende nuovamente a carezzarle l'interno delle cosce. Jubilee mugola, ancora addormentata le pare di continuare il sogno con la propria sola volontà. Allora Creed si protende obliquo sopra di lei - gli spazi angusti non gli consentono altro - e la bacia sulle labbra che lei dischiude istintivamente. In questo momento, Creed capisce di aver vinto la partita. Sa benissimo che, quando si rimane soli, ci si attaccherebbe anche a ciò che più si detesta pur di non dover sopportare il peso del vuoto attorno a sé. Lui lo sa bene, ma a quel vuoto ha fatto il callo. Jubilee no: si capisce da come tenta disperatamente di far finta di niente o di dimostrargli che non ha paura.

Lei, dunque, ricambia il bacio; ma Creed le risponde in modo così tangibile da svegliarla.

"Che stai facendo?!?" sbotta lei, gli occhi spalancati. Creed ghigna e si ritrae, tornando ad accarezzarla come prima.

"Scommetto che credevi che fosse ancora parte del sogno, vero? Credevi che fosse il tappo, no? Bene, mi dispiace deluderti. Se ti deludo davvero." Le infila una mano sotto le mutande, e scopre che durante il sonno si è bagnata talmente tanto da essere umida anche tra le natiche. Creed continua a toccarla, infila un dito, poi due, mentre con l'altro braccio la stringe a sé. Non è mai stato un grande appassionato di preliminari ma, anche se gli piacerebbe, non può semplicemente strappare le mutande a Jubilee e chiavarla a morte. Anche se sono due settimane, ormai, che è a stretto contatto con lei. E non ha - non ucciso qualcuno, sarebbe pretendere troppo - non ha nemmeno alzato le mani. Eppure deve prendersi il tempo necessario. Deve essere lei a cedere, a venire da lui. Deve volerlo fino a dimenticare di volere Logan. Una Jubilee morta o seviziata certo manderebbe Wolverine in bestia, ma sarebbe ugualmente qualcosa di previsto. Se invece Creed possedesse Jubilee, in tutti i sensi… allora sì che al tappo si friggerebbe il cervello, perché non potrebbe fare ameno di odiare anche lei.

Creed strofina lecca e bacia, i suoi sensi ipersviluppati lo aiutano a farlo nei punti giusti. Jubilee non sa più che fare, ha smesso di divincolarsi da un pezzo. Ormai è oltre la sua volontà, e il corpo sembra fare tutto in maniera incontrollabile, i capezzoli sono eretti, la vista annebbiata. Sente Creed che le sussurra all'orecchio:

"Su, ammettilo, bambina. Di' ciò che pensi davvero" bacio "dillo che mi vuoi scopare." Jubilee ansima sconnessa, sente premuto sul suo fondoschiena il sesso gonfio e duro di Creed, ancora intrappolato nei pantaloni. Lui continua, la voce roca:

"Sei tu quella che ha tutto da perdere. Non mi puoi fregare, profumi da gatta in calore", mentre in realtà sta scoprendo che gli piace proprio, questa stronzetta innamorata di Logan. La bacia dietro l'orecchio e di nuovo sul collo, fa arrivare la bocca ovunque sia alla sua portata, finché lei esala:

"…è vero."

"E' vero cosa?"

"Scopami." Jubilee si sente tirare giù bruscamente gli shorts e le mutande in un colpo solo. Resta pochi attimi lì, a gambe strette finché lui, improvviso, non le affonda dentro. Le vengono le lacrime agli occhi ma, come per un riflesso condizionato, le reprime. Davanti a sé vede il muro, sul collo sente il respiro spezzato di Creed che ha perso ogni grazia nel toccarla, è rude e possessivo. Jubilee allunga alla cieca una mano dietro di lei, trova le spalle, poi i capelli dell'uomo, il suo viso, lui le succhia le dita salvo poi metterle in bocca le proprie, ancora vischiose dei suoi umori. Jubilee crede di impazzire, di lasciarci se non la pelle almeno la capacità di intendere e di volere. E invece non può sopravvivere meglio, perché poco dopo gode violentemente. Non fa in tempo a finire del tutto che lui esce e uno schizzo tiepido decora in parte le lenzuola, in parte la sua coscia destra.

Jubilee non si volta, non se la sente, non ancora. Dietro di lei, sente Creed deglutire e riprendere fiato. Inatteso, le deposita un bacio sulla nuca. Lei si addormenta nel giro di secondi, mentre Creed è ancora lì.

Jubilee apre lentamente gli occhi - le bruciano, e le ciglia sono quasi incollate. La parete bianca di fronte a lei ora riflette la luce pallida del primo mattino. Non c'è rumore a parte la ventola che gira pigra sul soffitto.

Creed è ancora lì, Jubilee sente il suo braccio appoggiato sul fianco. Facendo piano, lo solleva con delicatezza - Creed si rigira appena -e si mette a sedere, con la schiena appoggiata al muro. Osserva Creed e il suo sonno stranamente quieto - lui che sente svegliarsi al minimo rumore. O forse sta fingendo. A suo modo è bello, se ti piace il tipo. E a Jubilee il tipo piace, cazzo. Se pensa a Logan più di dieci secondi di fila, non esce più dal boschetto della sua fantasia. Se pensa a Logan, ora come ora, sprofonda nella vergogna. Comincia a rendersi conto di quello che ha fatto, l'alone di sangue rappreso in mezzo alle gambe e il bruciore che sente lo provano. Potrebbe fuggire dalla colpa, potrebbe fuggire ADESSO. Creed dorme profondamente, e quando si protende su di lui per verificare se è sveglio, non reagisce. Basta un passo, i suoi piedi atterrerebbero silenziosi sulla moquette… Le chiavi della Buick sono sul tavolino. Jubilee striscia fino in fondo al letto e scende. Lui non si è mosso. La porta è chiusa a chiave dall'interno. Girare la chiave farà rumore, così come tirare giù la maniglia… il coraggio le viene a mancare tutto d'un colpo, e si arrende. Appiccicaticcia di sudore e liquidi di varia entità, sale sul letto vuoto di Creed e affonda la faccia nel cuscino. Sente il suo odore, che le ricorda quello di Logan e suo malgrado si riaddormenta con questa sensazione di familiarità.

Sono le otto del mattino quando si sente scuotere:

"Alzati, giubiletta. Colazione e poi si parte."

"Dove andiamo?" chiede di riflesso Jubilee.

"A nord" dice Creed sbrigativo. Jubilee scivola giù dal letto ancora assonnata, comincia meccanicamente a raccogliere i propri vestiti, e mentre si sta infilando i jeans Creed le intima dalla porta del bagno:

"Ferma là. Tu non entri nella mia macchina così. Vieni a farti una doccia."

"Non sei mica mio padre."

"Per fortuna."

"Fortuna mia."

"Piccola" dice Creed stiracchiando un sorriso "ti conviene venire in doccia, sai." Jubilee si alza di malavoglia per trovare Creed in bagno già seminudo che la bracca, le ruba un bacio, due, tre, e lei si maledice perché si sente sempre più docile, si fa spogliare, lascia che lui la sollevi senza sforzo per poi finire a fotterla inginocchiato sul pavimento della doccia. Jubilee ansima: perché tu, perché tu, e non riesce a farsene una ragione. Quando Creed abbandona la doccia lasciandola a finire di lavarsi, a lei tremano le gambe perché se possibile è stato ancora più piacevole della prima volta. E piange, piange perché sa che non se ne andrà mai, che l'unica occasione che ha per vivere è stare con l'uomo che da anni popola i suoi incubi più spaventosi. E la cosa peggiore è che, istintivamente, questa prospettiva non le sembra poi male.

Al bar, Creed trangugia un piatto di salsicce, mentre Jubilee oggi si è limitata a un'aranciata e una ciambella, che mastica senza convinzione. Creed la scruta:

"Che hai, piccola? Mangia. Non ci fermiamo per pranzo, oggi."

"Mi hai fatto passare la fame."

"Cosa?" Creed inarca le sopracciglia e Jubilee fatica ad incontrare il suo sguardo. Non sa se è più spaventata, imbarazzata o cos'altro, e bisbiglia, fissando il piatto:

"Non è così che… avrei voluto…"

Creed torna a rilassarsi sulla sua sedia, ma in volto rimane serissimo:

"Che non avresti voluto cosa? Si sentiva lontano un miglio che ti è piaciuto. Non puoi prendermi per il culo in questo tipo di cose." Jubilee nel frattempo mastica la ciambella, insapore, collosa. Creed manda giù l'ultimo boccone di salsiccia e si accende una sigaretta.

"Cazzo, è l'ultima. Ehi" dice rivolto alla donna dietro al bancone "hai sigarette?"

"Al distributore di benzina, mezzo miglio avanti da quella parte." Sbuffando il fumo, Creed torna a rivolgersi a Jubilee. La prende per il mento affinché lo guardi in faccia.

"Ascolta bene, giubiletta, adesso ti svelo una cosa che il nano non ti ha mai detto, o non staresti qui a fare piagnistei. Uno non cresce con le smancerie, ma a suon di calci in culo, capito? E' inutile che ti fai le seghe mentali su come le cose dovrebbero essere. Rimarrai delusa, inevitabilmente. Scoprirai cosa sono veramente i sogni - un pensiero e basta. Non sono la realtà. Ti conviene saperlo da adesso, almeno spero che mi risparmierai un'altra tiritera come questa." Con gli occhi sbarrati, Jubilee annuisce e Creed lascia la presa.

In auto, invece di tenere la mano destra sul cambio come fa di solito, Creed la appoggia sul ginocchio di Jubilee, che a questo punto lascia fare. In un paio di minuti arrivano alla stazione di servizio. Creed mette in mano a Jubilee cinquanta dollari: che gli prenda una stecca di sigarette, e col resto si compri quello che vuole.

Mentre Jubilee sta per oltrepassare la soglia del drugstore, riconosce negli uomini seduti sotto al portico due dei tizi che erano al bar la sera prima. Infatti la squadrano, e lei fa finta di niente, anche se uno di loro si alza e la serve. Non senza una certa apprensione, compra le sigarette, un paio di riviste e delle bottigliette di soda. Le restano anche i soldi di un cartone di birra per Creed. Quando esce, però, vede ciò che temeva: anche i benzinai erano al bar la sera prima. Arriva alla macchina proprio quando il precedente avventore se ne va, e Creed si allinea alla pompa. Jubilee mette la roba sul sedile posteriore, e Creed chiede trenta dollari di benzina. Jubilee lo scruta preoccupata, e vede che gli brillano gli occhi. Sta solo aspettando, è come un gatto che ha catturato una lucertola: le ha già staccato la coda, ora è quasi troppo facile darle il colpo di grazia.

Creed sorride.

"Spero non ti offenda se vado io ad aprire il serbatoio. Sai, non mi piace dare le mie chiavi a chi non conosco", dice, ed esce dalla macchina per andare ad aprire il tappo. Il benzinaio è lì di fianco che lo guarda sprezzante con la pompa in mano, e Creed continua, giocherellando con le chiavi:

"Siete tutti così da queste parti, che passate il tempo a non fare un cazzo e a guardare la gente? Forse non sapete che il segreto per una lunga vita è un'alimentazione sana e farsi i cazzi propri?" A questo punto, anche l'altro benzinaio e i due del drugstore si sono avvicinati alla macchina, circondandola. Jubilee è in piedi di fianco allo sportello, non sa se entrare in macchina o restare fuori.

Il benzinaio non si fa intimidire. Non è moto più basso di Sabretooth ed è ben piantato. Lui e i suoi amici ne hanno sistemati parecchi, di buffoni arroganti.

"senti, bello, noi non vogliamo casini qui nel nostro paese, chiaro? Ora tu avrai la tua benzina e fuori dalle palle."

"Non sono io quello che deve delle scuse. Ieri sera non siete stati gentili con me, né con la mia ragazza. Dov'è finita l'ospitalità americana?"

Il sorriso di Creed è quasi benevolo. Lui è fresco, riposato. I suoi capelli biondi brillano al sole.

"L'hai voluta tu, amico" dice il benzinaio, ma Creed schiva il colpo e fulmineo contrattacca. Sarebbe una lotta impari anche osso contro osso: ma con l'adamantio gentilmente fornitogli dal governo, Creed frantuma la mandibola dell'uomo che cade all'indietro sputando denti e sangue.

Gli altri due gli si gettano addosso, mentre il terzo immobilizza Jubilee.

"Lasciali stare o le faccio fare una brutta fine!"

"Come se gli importasse!" ringhia lei tentando di divincolarsi, nonostante l'uomo le torca dolorosamente le braccia. Intanto, il benzinaio ferito estrae il suo asso nella manica, cioè una pistola sotto la camicia.

"Fermo o sparo!" intima continuando a sbrodolare sangue.

"Tu sì che sei un duro. Tremo già tutto, non vedi?"

E l'uomo spara. La pallottola trapassa da parte a parte la coscia destra di Creed e lui strizza solo un po' gli occhi. Rapidamente afferra per la gola il tipo che gli è più vicino.

"Prova di nuovo a sparare e lui è morto."

"E - e se sparassi alla tua amichetta?"

"Oh, sono sicuro che lei è capace di cavarsela da sola. Vero, amore? Fagli vedere cosa sai fare." Creed torna a rivolgersi al benzinaio.

"Scegli. Prova a sparare a me e strozzo questo coglione. Prova a sparare a lei" estrae gli artigli "e sventro quest'altro. A te la scelta, a meno che tu non voglia darmi quella pistola. Buttala qui, ai miei piedi." L'uomo esita.

"S-sei un mutante?"

"Hai vinto un sigaro. Allora?"

Il benzinaio si avvicina quasi carponi ai piedi di Sabretooth, appoggiando a terra la pistola. In quel momento, alle spalle di Creed, il quarto uomo spinge via Jubilee e si getta sull'arma per raccoglierla. Ma Creed è più veloce e, lasciati i suoi ostaggi, in un unico movimento gli stacca letteralmente la faccia dal cranio. Jubilee è inciampata in quello che stava per essere strozzato e ora non riesce a liberarsi di lui che tenta di tenerla ferma, sbattendole la testa per terra. Creed, che tiene testa agli altri due, le urla:

"Fallo, piccola! Non hai scelta, FALLO!"

E Jubilee lo fa. La paura la rabbia il panico le fanno generare un'esplosione che getta il tizio a dieci metri di distanza, in fin di vita. Intanto, Creed ha rotto l'osso del collo al benzinaio, mentre l'altro è ancora vivo, anche se gli si vedono le budella. Creed raccoglie la pistola, si leva la maglietta e dice:

"Guida tu, svelta!" Jubilee, sconvolta, ubbidisce. Creed chiude lo sportello e comincia a pulirsi le mani con la maglietta, che ha bagnato con una bottiglia d'acqua che era nel cruscotto.

"Siamo rimasti anche troppo in questo fottuto posto. Meglio filarsela - cazzo, mi toccherà cambiarmi anche i fottuti pantaloni. Oh, aspetta, ho un'idea." Con la pistola in mano, si sporge dal finestrino. L'area di servizio è ancora vicina, e lui ha un'ottima vista. Punta la pistola lorda di sangue, dice:

"Bang!"

e la pompa di benzina non c'è più. Sono abbastanza veloci perché il calore non danneggi la loro macchina, ma Jubilee sente ugualmente la folata di aria rovente che la investe. Si volta a guardare, e vede le fiamme gonfiarsi, alimentarsi a vicenda, come se formassero un sole qui sulla terra. Un altro, piccolo sole che si staglia, arancione e bellissimo, sul cielo fin troppo blu. E per un attimo, Jubilee capisce. Capisce come il sangue di Creed sembri girare nelle vene con più vigore, capisce cosa vuol dire non avere altra religione tranne quella di soddisfare i propri istinti. E' tutto il contrario di ciò che le hanno sempre insegnato, ma è anche tutto ciò che sente adesso.

Creed ha finito di pulirsi e infila la t-shirt sotto la sedile. L'espressione che ha assunto è di genuina soddisfazione. Fruga nella busta di carta sul sedile posteriore e ne estrae una sigaretta. Mentre armeggia con l'accendisigari, dice:

"Guarda che dobbiamo veramente fare benzina. Tra mezz'oretta dovrebbe esserci un altro benzinaio, così mi do una risciacquata e mi rivesto. E ho cambiato idea. Stasera ci fermiamo a Reno, vendiamo la macchina, ne compriamo una nuova e poi ti porto in un albergo coi fiocchi. Non vedo l'ora di ficcare il naso in quella tua fighetta."

"La tua barba graffia" commenta Jubilee strofinandosi il petto "se hai certi programmi, almeno raditi."

Creed sorride. Si direbbe quasi orgoglioso della piccola. Accende l'autoradio e l'accendisigari tramuta in brace la punta della sua marlboro. Si rilassa aspirando il fumo, ascolta la musica, dice:

"Siamo una bella coppia, vero?"

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Un'ultima nota dopo questa botta di sesso & violenza: la citazione da Hot Dog dei Limp Bizkit (esattamente "you wanna fuck me like an animal, you wanna burn me from the inside") è a sua volta ripresa da Closer dei Nine inch nails… Ma, al di là del fatto che non conosco l'originale, andando a controllare il testo mi sembra più adeguata la "parodia" dei LB! Nessuna nota invece per Leonard Cohen: è "solo" una canzone molto bella e appropriata…

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