Half-way from everywhere
Nota: dunque, questa fic è completamente dedicata a Tetsuo. E presente in due versioni, una dal suo punto di vista e laltra da quello della protagonista femminile... voi state per leggere la versione di Tetsuo! Se volete dare unocchiata anche allaltra,
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Parte I - Strade
L'ha conosciuta meno di un'ora fa, ma ha capito immediatamente la piega che avrebbe preso la serata. Gli è praticamente rovinata addosso, stava camminando con la testa persa da qualche parte. Rispetto ad Hanako, la sua attuale figa, sembra meno di un'asse da stiro (ma tutte, rispetto ad Hanako, sembrano assi da stiro, ridacchia compiaciuto): è troppo magra, ma c'è qualcosa in lei che costringe a soffermare lo sguardo. Forse gli occhi enormi, quasi febbricitanti. Anche la pelle è bollente, l'ha percepito benissimo quando l'ha sorretta per non farla cadere. Con il "lavoro" che fa ne ha vista di gente scoppiata, ma questa qui non sembra una tossica questa qui sembra piuttosto consumata da un fuoco interiore. Gli ricorda Mitsui, il tizio che è entrato nel gruppo da qualche mese.
"Guarda dove metti i piedi, dolcezza."
Lei non ha risposto ma non è nemmeno scappata impaurita, come fanno di solito le ragazzine che incontra, intimorite dal suo aspetto imponente e molto poco rassicurante: lo sta semplicemente fissando come se avesse parlato in un'altra lingua anzi, con un'espressione provocante? Ma per favore. Gli altri hanno iniziato a sghignazzare come delle scimmie. In questi casi gli rompe il cazzo avere dei ragazzini attorno, si chiede perché perda il suo tempo con loro Il modo in cui lo guarda lo fa quasi incazzare, gli fa venire voglia di tirarle un ceffone e rispedirla dalla mamma Ha il sospetto però che la mamma in questione sia uno dei tanti problemi che sembrano affliggere la ragazzina
Hanako gli struscia le tette contro il braccio, richiamando la sua attenzione. Deve ammettere che ci riesce dannatamente bene, ma rovina tutto con quel cazzo di voce stridula, apostrofandolo impaziente: "Senti, ci schiodiamo?"
Lui fa scorrere gli occhi sulla ragazzina, con deliberata lentezza. Lei si morde il labbro inferiore e si stropiccia l'orlo della gonna di cotone leggero. È incerta sul da farsi, ma continua a fissarlo. A questo punto è perfino incuriosito. Perché no? Vediamo fin dove hai il coraggio di spingerti, dolcezza.
"Vi raggiungo più tardi."
Hanako spalanca gli occhi e stacca le tette dal suo braccio, sibilando uno "Stronzo" che gli fa venire da ridere. Però le tette gli mancano, ma lei si è già allontanata col resto del gruppo. È rimasto solo con la ragazzina. La band sul palco sta facendo una versione di Midnight Hour che farebbe rivoltare Wilson Pickett nella tomba e che si adatta perfettamente allo squallore della serata.
Im gonna take you girl and hold you
Do all things I told you in the midnight hour
Certo, come no.
"Allora, dove si va?" Pronuncia queste quattro parole con una voce strascicata e roca che, per quanto capisca subito essere indotta dall'alcol, gli fa accaponare la pelle.
*****
Sono arrivati fino in collina in moto. Poco lontano dalla strada c'è un piazzale "tattico" e, sarà perché è tardi, sarà perché molti sono già al mare, è completamente deserto. Ha fermato la moto, ha tirato fuori delle birre e si è seduto a terra, strappando la linguetta della prima lattina. Un sorso, poi ha acceso una sigaretta. Lei si è avvicinata e si è seduta al suo fianco. Ha un profumo strano, fiori mescolato a sudore e fumo Anche lei si è accesa una sigaretta e ha cominciato a fumare in silenzio. Ogni tanto si accorge che lei lo sta spiando di sottecchi. Che cosa stai cercando, dolcezza? La birra è ormai calda, quasi quanto la pelle della mano che lo sta sfiorando piano, quasi con timidezza. Gira la testa e incontra le sue labbra, che non esita ad afferrare. Lei gli sale sopra, gli pianta la lingua in bocca e comincia a darsi da fare. Lui le strizza il seno, risponde al bacio con la stessa aggressività, mordendole il labbro inferiore, e la rovescia sulla schiena. Le sue mani frugano sotto il vestito, le abbassa le mutandine e fa scendere la lampo. Lei gli passa le braccia attorno al collo e mormora qualcosa che non riesce a capire. Lui ansima, mugugna, si muove sempre più veloce e infine lascia andare un lungo gemito, poi sono solo respiri affannati. Finisce tutto in fretta, ma dubita che a lei interessi qualcosa.
*****
"Voglio tornare a casa."
"La strada la sai, no?"
Non la sta neanche guardando. Si è sollevato a sedere, si è acceso una sigaretta e si è messo a fissare le stelle. Una vera testa di cazzo, dolcezza, ma lo sapevi anche prima. Non puoi pretendere di più.
"Certo. Come non detto."
Lo sforzo che sta facendo per non mettersi a piangere è evidente. Era sicuro che sarebbe crollata subito, quindi per qualche strana ragione apprezza la "sensibilità" che dimostra: non sopporta le ragazzine che giocano a fare le donne vissute e poi scoppiano in lacrime dopo essersi fatte sbattere, pentendosi e vergognandosi di quello che hanno appena fatto. E che cazzo, così è troppo comodo La sente tirare su col naso e alzarsi. Si scrolla erba e terriccio dal vestito e dai capelli, poi raccoglie una delle lattine e inizia a tracannare. "Dio, che schifo." È certo che non si sta riferendo alla birra.
Comincia a muoversi verso la strada, ma quando arriva alla siepe che circonda il piazzale è costretta a fermarsi. Si gira e la vede piegarsi in due e vomitare anche l'anima. Lui non accenna un movimento, continua a fumare e a guardarla. Lei tossisce, si passa una mano sulle labbra e, barcollando, riprende a camminare. Notevole.
Dopo un paio di minuti, quando è già uscita dal suo campo visivo inghiottita nella notte, lui si alza in piedi e si scioglie i muscoli. Sulla pelle ha ancora il suo odore. Si passa una mano tra i capelli, respira a fondo e butta fuori l'aria tutto in un colpo. In che cazzo di situazione si è andato a infilare? Se pensa che potrebbe essere a casa di Hanako a farsi fare uno di quei fantastici lavoretti di bocca Cristo, che palle. Mette in moto ed esce dal piazzale.
La vede procedere incerta sul ciglio della strada. Ferma la moto esattamente al suo fianco, ma non spegne il motore. Lei si gira a guardarlo, ha gli occhi enormi e asciutti nel viso pallido, ma sulle guance è rimasta la traccia di qualche lacrima. Riprende a camminare. Lui dà una sgasata e avanza con lei. Vanno avanti così per una decina di metri, poi lei si ferma e lui le pianta gli occhi in faccia.
"Sali o continui a fare la stronza?"
La risposta lo lascia completamente spiazzato.
"Mi chiamo Arashi. Non è un nome del cazzo?"
Questa qui è fuori di testa, pensa. Gli viene da ridere, mentre stringe gli occhi valutando il da farsi. Ma ha un certo stile, dopotutto. Perché no? E la seconda volta che gli viene in mente questa frase.
"Tetsuo."
Per la prima volta lei accenna un sorriso, che sembra perfino sincero. Sale sul sellino posteriore e gli passa le braccia attorno ai fianchi.
"Reggiti."
Mentre la moto sfreccia sulla strada buia, percepisce la testa di lei appoggiata alla sua schiena e il corpo completamente abbandonato contro il suo. È una bella sensazione, qualcosa di simile alla fiducia. Tetsuo sorride e accelera nella notte.
Forse sta a pochi metri da me quello che cerco
e vorrei trovare la forza di fermarmi perché sto già scappando
mentre non riesco a stringere più a fondo
e ora che sto correndo vorrei che fossi con me
che fossi qui.
(Subsonica, Strade, Microchip emozionale)
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