Parte II Ho perso le parole

Ho perso le parole
oppure sono loro che perdono me
lo so che dovrei dire
cose che sai, che ti dovevo, che ti dovrei.

Da quella sera è trascorso più di un anno. Un tempo infinitamente lungo, se si pensa alla monotonia di giornate che si susseguono tutte uguali, una dopo l'altra. In realtà, da quella sera sono successe un’infinità di cose. In primo luogo Mitsui se n’è andato dal gruppo, un’uscita di scena a dir poco spettacolare. Tetsuo ci avrebbe scommesso che non sarebbe durata, il ragazzo era troppo fragile e troppo orgoglioso per reggere a lungo una vita come quella. Si vedeva lontano un miglio che aspettava solo l’occasione giusta per ritornare al suo mondo, e l’occasione aveva assunto le sembianze di una rissa colossale, nella quale per la prima volta in vita sua Tetsuo ne aveva prese più di quante ne avesse date, il che era tutto dire. Ancora più strano, non c’erano stati strascichi. In genere, se capita di perdere la faccia in maniera così plateale si va a caccia della rivincita: che cazzo, c’è pur sempre una reputazione da difendere… invece, Tetsuo aveva lasciato perdere, scoprendosi a rispettare e in un certo senso invidiare la scelta di Mitsui.

Quando l’aveva rivisto c’era mancato poco che non lo riconoscesse, i capelli corti e i vestiti in ordine come un damerino… due chiacchiere veloci sul bordo del marciapiede, mentre con la coda dell’occhio controllava che non ci fossero volanti in giro pronte a saltargli addosso… Due chiacchiere sufficienti per capire molte cose, e non tutte piacevoli. Che tra loro c’erano stati rispetto e una forma di rude amicizia; che questi sentimenti erano ancora presenti, ma illuminati adesso da una luce diversa e più cupa… Aveva cercato di darsi un tono accendendosi una sigaretta, ma non aveva potuto evitare di leggere negli occhi del ragazzo un terzo, odioso sentimento… tristezza, rammarico anzi. Per la vita che potrebbe essere e che probabilmente non sarà mai. Alla fine si erano salutati in fretta, incalzati dal suono delle sirene sempre più vicine, e miliardi di parole non dette erano rimaste sospese nell’aria come piccoli coriandoli. Che cazzo ti devo dire, Mitsui? Non siamo tutti dei fottuti talenti naturali come te.

Poi… quella ragazza, Arashi. Da quella notte l’ha rivista diverse volte, tanto che alcuni del gruppo hanno finito col dare per scontato che lei sia la sua donna. Stronzate. Si limitano a scopare, e basta. Desiderare di più equivarrebbe solo a farsi del male. Ciascuno di loro dà esattamente quello che prende, né più né meno, e non ci sono inutili menate. Il sentimento che nutre per lei è grosso modo quello che si prova alla vista di un randagio per strada: fa tenerezza, ma da qui a portarselo a casa ce ne corre. Non ha bisogno di una donna fissa: è solo una gran rottura di coglioni.

***

Oggi è una giornata fiacca, c'è poco da fare e fa freddo, nonostante sia quasi primavera. Si appoggia al muro del vicolo dietro il locale del pachinko, in attesa di qualche giocatore ansioso di cambiare le proprie palline e i ridicoli premi vinti conqualche carta frusciante e molto più appetitosa. Si accende l’ennesima sigaretta e, mentre soffia fuori la prima boccata, socchiude gli occhi. E’ soprappensiero, ma l’istinto affinato dall’esperienza gli fa allertare i sensi. Lo riconosce dal profumo, prim’ancora di girarsi a guardarlo. Pesante, probabilmente di qualche celebre stilista italiano o americano ma comunque volgare, troppo penetrante. Toshi. L’unico a vestire in giacca e cravatta in qualsiasi periodo dell’anno, estate compresa. Sarà per questo che si inonda di quel profumo per froci, sogghigna tra sé.

"Tetsuo, bello, come vanno gli affari?"

"Non c’è male, amico." Tira un’altra boccata e si specchia negli occhiali scurissimidi Toshi, che ha sulla faccia un sorrisetto da perfetto stronzo. Non a caso è il tirapiedi del boss locale, il signor Hasegawa.

"Ultimamente non ti si vede tanto in giro, Hasegawa-san ha chiesto di te." Altro sorrisetto, mentre scrolla dalla giacca un inesistente granello di polvere. Hasegawa non sa neanche chi sono. Che cazzo vuoi, Toshi?

"Senti, ho un lavoretto da proporti. Una roba tranquilla, una consegna liscia come l’olio. Hasegawa-san ha bisogno di uno fidato, e io ho pensato a te." Una roba tranquilla. Se fosse uscita dalla bocca di chiunque altro, l’avrebbe presa per buona, ma qui stiamo parlando di un figlio di puttana come Toshi… con il quale Tetsuo ha un vecchio debito che adesso, a quanto pare, è costretto a saldare.

"Di che si tratta?"

"Niente di particolare. Tu fatti trovare alle tre all’ingresso del parco di …, senza moto. Non vogliamo farci notare troppo, vero?" Il suo ghigno è talmente untuoso che sembra appiccicarsi alla pelle come una patina fredda e vischiosa. Tetsuo continua ad ascoltare, anche se conosce già il seguito.

"Lì qualcuno ti consegnerà un pacchetto, e ti dirà dove portarlo. Tutto qui, liscio come l’olio. Allora, sei dei nostri?"

Annuisce. Ha forse scelta? Prima di andarsene, Toshi gli fa cadere in mano un piccolo sacchetto di carta. "Portalo con te, non si sa mai le sorprese che riserva la vita..."

Tetsuo rimane ancora nell’ombra del vicolo. Non riesce a respirare, il profumo di Hitoshi appesta l’aria… è chiaro che il bastardo l’ha incastrato, resta solo da capire fino a che punto.

***

Ferma la moto davanti a una casa con i muri scrostati. Molto, troppo deprimente, e il buio della sera e la pioggerella che inizia a scendere non aiutano a migliorare la situazione. Sale una scaletta di ferro, che conduce a un pianerottolo su cui si affaccia una porta. Tira fuori una chiave, la infila nella serratura ed entra. L'appartamento è decisamente spoglio: un tavolo, due sedie, un armadio, un materasso buttato in un angolo, un angolo cottura e una porta sul bagno. Però è tutto pulito e in ordine, e questo sorprende. Uno stereo con qualche cd fa bella mostra di sé vicino al materasso, ma a parte questo non ci sono quadri o fotografie alle pareti, non ci sono scaffali con dei libri, non c'è il televisore e neppure il telefono. Nemmeno una rivista porno, per dire, almeno quella farebbe ambiente. Invece, non c'è niente di niente. Lancia il giubbotto sul letto e tira fuori una birra dal frigorifero.

Abita qui da circa cinque anni, se n'è andato di casa subito dopo le superiori. E' passato da un lavoretto all'altro finché non ha conosciuto uno che gli ha proposto di "entrare nel giro": scommesse clandestine, cd e video pirata, pachinko, roba così. Non che l'idea lo allettasse, ma aveva bisogno di soldi e quelli erano facili e veloci. In breve si è fatto una certa reputazione, ha un piccolo territorio da gestire e non c'è nessuno che gli rompa (troppo) le palle: lui fa il suo lavoro, loro incassano e sono tutti felici e contenti. La polizia poi chiude un occhio, per non dire due. L'unica volta che l'hanno beccato è stato agli esordi della carriera, quando era ancora troppo impetuoso. Il classico scippo alla classica nonna rimbambita: routine, se non fosse stato per quel boyscout del cazzo... bel placcaggio, a pensarci adesso. Comunque gli è andata bene, non aveva precedenti e se l'è cavata con due mesi di lavori sociali. Lo tengono d'occhio, ma lui ormai sa come muoversi. Regola di base, mantenere un profilo basso.

Accende la radio e si ferma sulla prima stazione che trova, una di quelle che mettono su musica a richiesta. Vorrebbe proprio sapere chi sono quei fessi che fanno dediche tanto melense su canzoni altrettanto pallose… vorrebbe vederli in faccia, quegli sfigati, e farsi quattro risate. "Se mettono su l’ennesimo lento dell’ennesima idol m’incazzo", pensa Tetsuo dopo i primi due brani. A sorpresa, il registro cambia. Conosce la canzone perché avrà piratato il cd che la contiene almeno un milione di volte, ce l’ha perfino in casa, e lo colpisce come un pugno nelle palle. L’immagine di Arashi si fa largo con prepotenza tra i suoi pensieri, per qualche strano motivo ogni volta che l’ascolta le viene in mente il suo viso e l’ultima volta che si sono visti, quando l’ha portata qui. Hanno fatto l’amore con calma, lentamente, come una coppia affiatata, non la solita scopata sui sedili di qualche automobile o infrattati nel parco. E’ stato bello, inaspettato e spaventoso, per lo scenario che rischia di aprire. E infatti, ha capito di aver fatto un grosso errore quando, ancora nuda e avvolta nelle coperte, lei ha deciso che era il momento di dare una svolta alla loro storia, che era il momento delle confidenze… ricorda ancora tutto, parola per parola.

***

"Tetsuo? Stai dormendo?" Lui grugnisce qualcosa. Il tono in cui ha pronunciato il suo nome è di quelli che fanno rabbrividire, di quelli che hanno un'implicita richiesta dentro. Merda, no. Non ho intenzione di ascoltare le tue storie, Arashi. Non adesso, non ancora.

"Tu ci credi alla genetica?" Rimane girato sul fianco, fingendo di dormire. "Hai presente? Cromosomi, geni, quella roba lì. Due cellule che creano un individuo nuovo ma che porta in sé caratteristiche che si tramandano da millenni e che magari non sa neanche di possedere..."

"Arashi, mi stai rompendo le palle. Dormi, ok?" Sa benissimo che è inutile, e infatti lei prosegue.

"Mia madre si è suicidata." Tetsuo si irrigidisce, vorrebbe risponderle, toccarla, accarezzarla, ma non muove un dito e Arashi continua a parlare con voce lenta e atona. "Sono quasi due anni. L'ho trovata io, in un lago di sangue nel cesso. E il bello è che nessuno sospettava niente. L'ha fatto così, da un giorno all'altro. Come se avesse risposto a un richiamo lontano e irresistibile..."

"Arashi, ti avverto, sto per incazzarmi sul serio."

"Voglio dire... e se fosse colpa dei geni? Magari faccio anch'io la stessa fine..."

Tetsuo si solleva a sedere e si passa una mano tra i capelli. Cristo, cristo. Non dovevo portarla qui. Molte emozioni diverse lottano nella sua mente, ma a vincere, in questi casi, sono sempre le peggiori. "Sai una cosa? I tuoi geni mi farebbero un grosso favore. O la pianti con questi discorsi di merda o ti levi dai coglioni, non ho voglia di paranoie del cazzo. Non so che idea ti sia fatta dopo stanotte, ma è di sicuro quella sbagliata. Chiaro?"

Cristallino. Sente solo la pioggia battere sui vetri, e il respiro di lei leggermente affannato.

***

Quando finisce il pezzo Tetsuo scrolla la testa e si passa una mano sulla faccia, come se si fosse appena svegliato. Probabilmente ha rivangato questa storia perché si trova in una situazione altrettanto assurda… la percezione esatta di trovarsi a metà strada di tutto, un terrificante crocevia in cui ogni possibilità è aperta e lui è da solo e obbligato a scegliere una direzione. Si mette a cavalcioni della sedia e tira fuori il sacchetto di carta che gli ha dato Toshi. Lo appoggia sul tavolo e lo fissa, poi beve un sorso dalla bottiglia e lo apre. Una pistola, ovvio. Un sorriso forzato gli curva le labbra. "E bravo Toshi, bravo bastardo. Me l’hai messo nel culo proprio per bene…" Si butta sul letto e aspetta le tre. Che altro può fare? Cerca di dormire almeno un po’, ma ogni volta che chiude gli occhi risente quella canzone del cazzo, avverte il calore della pelle di Arashi e non riesce a togliersi dalla testa il suono della sua voce… Stai dormendo?

Let's make it clear
That this is free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love

Credits: in apertura, Ho perso le parole © Ligabue. In chiusura, Freelove © Depeche Mode

Parte III - Niente di sbagliato

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