Niente di sbagliato

In tanto dolore
Niente di sbagliato
Niente, niente...

Quando Tetsuo esce di nuovo sono le due, ha un’ora di tempo per raggiungere il luogo dell’appuntamento e ci tiene a essere puntuale…

E che cazzo, Hasegawa-san ha chiesto uno fidato

Quando arriva in prossimità del parco ferma la moto, la spegne e comincia a incamminarsi verso l’ingresso. Si tasta dietro la schiena, la pistola è fredda e pesante, e quel semplice contatto lo fa rabbrividire. Ci sono due persone appoggiate al cancello, una sta perfino fumando… questo è strano, per non dire molto stupido. Il bagliore della sigaretta lo vedrebbe anche un cieco, è come montare un’insegna luminosa con scritto "Siamo qui, venite a prenderci". Li raggiunge e insieme entrano nel parco, diretti verso una di quelle curiose costruzioni per i bambini. Il più grosso dei due infila una mano in una delle finestrelle e tira fuori un pacchetto voluminoso, e Tetsuo non ci mette molto a capire cosa contiene: non è del giro, ma non è un idiota. L’altro gli caccia in mano un foglietto di carta che si rivela essere una mappa della città.

"Ecco, devi portarlo qui." Con un dito indica un punto nella zona del porto.

"E poi?"

"E poi basta, al resto pensiamo noi."

Tetsuo sorride, magari Toshi non è lo stronzo che credeva… Il sorriso si spegne nell’istante in cui il fascio di luce gli acceca gli occhi.

"Antidroga! Siete tutti in arresto! Tenete le mani bene in vista!"

Il rumore del primo sparo gli rimbomba nelle orecchie e il sangue gli si gela nelle vene. I due gli gridano qualcosa e cominciano a correre, sparando all’impazzata. Non c’è tempo per pensare, deve decidere in fretta. Ancora quel dannato crocevia…

Estrae la pistola, ma prima di riuscire a puntarla una fitta di dolore gli attraversa prima la spalla e poi la gamba. L’arma gli sfugge di mano e, mentre si accascia al suolo, Tetsuo ha perfino il tempo di notare stupito il rivolo di sangue che gli cola dal braccio.

Che morte da coglione, pensa.

Mentre affonda il viso nella polvere, stringe i denti e cerca inutilmente di rialzarsi. Nel momento in cui chiude gli occhi, sente di nuovo la voce di Arashi.

Tetsuo? Stai dormendo?

***

Nello stesso momento, Arashi sta entrando in casa. Ci sono le luci accese, suo padre l’ha aspettata sveglio, per parlarle. Sul suo viso le rughe sono adesso molte di più e molto più marcate, come più numerosi sono i fili bianchi intrecciati al nero corvino dei suoi capelli.

Sa che è stato un uomo affascinante, un tempo, dagli occhi luminosi e il sorriso contagioso.

Un tempo.

Calcia i sandali con rabbia e si avvia alle scale, il padre la osserva arrampicarsi un gradino dopo l’altro, aggrappata al corrimano per nascondere l’equilibrio reso precario dall’alcol. Non vede Tetsuo da giorni, ma ha trovato il modo di divertirsi lo stesso. Si sente stupida, e questo non fa che ingigantire la sua rabbia.

Anche Arashi vorrebbe dirgli qualcosa, ma non è mai riuscita a trovare le frasi giuste per spiegare, a lui come a se stessa, il groviglio di paure che le soffoca la voce e le atrofizza il corpo quando entra in quella casa, quando sfiora quella porta.

Solo con Tetsuo c’è riuscita, anche se poi è andata come è andata.

In bagno hanno cambiato tutto, ma tutto è per Arashi esattamente come quel mattino di due anni prima, impresso a fuoco nella retina.

Perché?

Solo questo vorrebbe sapere.

Consapevole del fatto che non ci sono risposte.

Lui l’amava, e non è stato sufficiente. Questo le direbbe suo padre.

 

Il mattino dopo si sveglia con il viso intorpidito, ha dormito serrando i denti e i pugni come ogni notte. Scende in cucina, si lava il viso e si sciacqua la bocca, fa così tutte le mattine. Entra in bagno solo quando non ce la fa più, e anche così fa tutto in fretta, per uscirne prima possibile.

Suo padre non è ancora sceso, la tavola è spoglia e ordinata. C’è un silenzio innaturale, nel cucinotto, quasi appiccicoso. Niente radio, niente TV. Nessun rumore dal piano di sopra. Arashi si guarda attorno, apre una delle mensole, tira fuori una scatola di corn-flakes e comincia a mangiarli così, uno dopo l’altro. Il rumore dei fiocchi che si frantumano sotto i suoi denti le riempie il cervello. Si siede sul tavolo e osserva la stanza, sempre silenziosa.

Una goccia d’acqua cade nel lavello vuoto, producendo un suono sordo.

Niente.

È tutto come allora, e Arashi sente lo stomaco attorcigliarsi.

***

Tetsuo apre gli occhi lentamente, perché le palpebre sembrano cucite tra loro a doppia mandata. La parete davanti a lui è bianca e spoglia, quasi troppo luminosa. Sente il corpo pesante e impastato, vorrebbe girare la testa ma alla prima, lacerante fitta cambia immediatamente idea. Richiude gli occhi, e gli torna in mente una rissa sulla spiaggia, quando finì in acqua vestito. È la stessa pesantezza, la stessa collosità dei movimenti, come attraversare una parete di gomma.

C’è silenzio nella stanza, amplificato da un pulsare ritmico.

Bip, bip, bip, bip, bip…

Tutto bene. È un suono rassicurante.

Vivo.

"Si è svegliato. Possiamo interrogarlo?"

"Non più di dieci minuti, non è ancora fuori pericolo."

***

Quando spalanca la porta del bagno Arashi vede il padre intento a radersi. Non ha idea di com’è arrivata fin lì, un attimo prima era di sotto e poi il buio, e la sua mano che abbassa la maniglia e il suo corpo che si catapulta dentro.

Nel riflesso dello specchio nota una linea rossa e sottile che dal mento scende alla gola. Spicca sulla pelle del padre come un fuoco nella notte.

Le esce un solo gemito prima di accasciarsi sulle ginocchia, ma dentro di sé sta urlando e ancora una volta, come quel mattino, la voce si rifiuta di uscire.

Poi sono le braccia del padre che la sollevano, l’odore del sapone da barba, la sua guancia ancora ruvida e bagnata. E le parole, sussurrate mentre le accarezza i capelli, suoni elementari e senza senso che leniscono il dolore e rimarginano le ferite.

Va tutto bene, va tutto bene…

Stretta in quell’abbraccio infinito, Arashi ritrova gli occhi di Tetsuo, e poi quelli della madre.

E finalmente lascia che i singhiozzi la scuotano violenti, stringendo forte il pigiama del padre.

La verità la scopre quasi due mesi dopo. Ha ripreso la scuola, ha smesso di bere ma non di fumare. Non è facile, ma è stata una sua scelta e la fatica è leggera, piacevole. Molto è andato perduto, ma molte sono le cose da recuperare, e sa che adesso può farlo.

È un pomeriggio tranquillo, l’autunno è alle porte e il cielo comincia a rabbuiarsi, tingendosi di blu e viola. Sta tornando a casa, da suo padre. Stasera cucina lui, "menu italiano" ha detto strizzandole un occhio… Un sorriso le curva le labbra, perché sarà un disastro. È sempre stato un cuoco orrendo, senza speranza. Ma sa anche che quella cena sarà deliziosa, perché preparata per lei sola.

All’improvviso sente una mano sulla spalla, e una voce apostrofarla.

"Hey! Ma tu non sei la figa di Tetsuo?"

Arashi si gira ma non risponde. Lo fissa in viso, cercando di abbinare un nome a quei tratti rozzi e arroganti.

Ryu, forse.

In tutto questo tempo Tetsuo è stato un pensiero costante, sfumato ma presente. Ha provato a cercarlo, è perfino andata a casa sua ma l’ha trovata chiusa, e così ha cominciato a rassegnarsi, anche se è l’ultima cosa che vorrebbe fare. In qualche modo sente di essere legata a lui, di dovergli molto di quello che è. A suo modo, Tetsuo ha dato un senso al suo dolore, l’ha incanalato all’esterno impedendole di annullarsi totalmente.

"È un po’ che non ti si vede in giro… certo, con il tuo amichetto in galera…"

Arashi spalanca gli occhi e lui ride, una risata volgare.

"Non mi dire che non lo sapevi! Quel coglione si è fatto incastrare come una povera testa di cazzo, si è pure beccato una pallottola che quasi ci restava secco."

Si avvicina e le passa un braccio attorno ai fianchi, stringendola a sé.

"Che ne dici, potresti sempre farti un giro con me finché lui non esce…"

Lei si divincola in fretta e comincia a correre.

Quasi ci restava secco…

Ci restava secco? Accelera la corsa, quasi volesse mettere più distanza possibile da quelle parole di piombo.

Che altro ha detto quello stronzo?

Finché lui non esce…

Arashi rallenta la corsa, poco a poco ricomincia a camminare. Il respiro si calma, e così i suoi pensieri.

Sì, aspetterà finché lui non esce.

A quel punto faranno i conti.

***

Crediti: Tetsuo è un personaggio di Slam Dunk ed è © di Takehiko Inoue. Arashi è mia, e infatti la differenza si vede. La citazione in apertura invece è tratta da Luce, di Elisa.

Parte 4