Just like a woman
di Stella

La mia prima storia dedicata a Cowboy Bebop si colloca subito dopo l'episodio numero 18 Speak like a child, in cui scopriamo un frammento del passato di Faye.
Nessuno dei personaggi è mio.

***

Quando la cassetta finisce, c'è un attimo di silenzio irreale. Nessuno fiata, nemmeno Ed, che di solito è così chiassosa anche nelle situazioni meno opportune. Dal fondo della stanza Faye continua a fissare lo schermo coperto adesso di puntini neri, incurante del fatto che sia Jet sia Spike la stiano guardando in attesa di una sua reazione. Sono tutti stregati, anzi ammaliati da quanto hanno appena visto.

Sbatte le palpebre un paio di volte, si passa la lingua sulle labbra e comincia a camminare in direzione dello schermo, a piccoli passi leggeri da ballerina. Sembra spostarsi nell'aria come una piuma portata dal vento, con la stessa ondeggiante incertezza. Passa in mezzo ai due senza degnarli di uno sguardo e si inginocchia davanti al video, spinge i tasti di quello strano apparecchio e recupera la cassetta, rigirandosela tra le mani per qualche secondo. Ruota la testa in direzione dei suoi compagni, che non hanno ancora parlato e che la stanno ancora osservando, a metà tra l'incuriosito e il preoccupato. Il suo sguardo è indecifrabile: stupito, sconcertato, spaventato… dubbioso. Si stringe la cassetta al petto, si alza in piedi e con passi altrettanto leggeri lascia la stanza, senza aprire bocca.

Ein uggiola perplesso, ed è come il campanello d'inizio.

"Ma l'hai vista?"

"Secondo voi era lei da piccola? Era carina, vero Jet?"

"Ma chi le avrà mandato quella roba?"

"E io che diavolo ne so?"

"Non dovremmo controllare se sta bene?"

"Sta benissimo, tranquilli."

"Non essere stronzo, Spike. L'hai vista anche tu la sua faccia?"

***

Sdraiata sul letto, Faye ha sollevato un braccio per coprirsi gli occhi anche se la stanza è completamente buia. Sullo stomaco tiene ancora appoggiata la cassetta, come se il semplice contatto con quell'oggetto possa in qualche modo inviarle ulteriori frammenti di memoria.

Ammesso che sia veramente lei, la ragazzina del video. Rivede con gli occhi della mente quel viso sbarazzino, risente la risata argentina e ripercorre il perimetro di quello scorcio di camera, la tendina mossa dalla brezza, così bambolesca da sembrare quasi finta. C'è davvero stato un tempo in cui lei era così spensierata, così fiduciosa, così… ingenua?

Sente dei colpi alla porta, leggeri ma decisi.

"Faye?" E' Jet, da qualche tempo è piuttosto premuroso con lei. Decide comunque di non rispondere, non ha niente da dire e preferisce non vedere nessuno. Tra l'altro le sue guance sono ancora rigate di lacrime, e non esiste che la vedano in questo ridicolo stato.

"Faye, stai bene?" Lei mugugna qualcosa che potrebbe essere tanto un sì quanto un no, ma quando avverte il rumore della maniglia che gira si toglie il cuscino da sotto la testa e lo scaglia contro la porta con rabbia.

"Vattene! Ti ho detto che sto bene, voglio solo dormire! E dillo anche a quell'altro idiota, hai capito!? Non fatevi vedere qui attorno!"

Sente i suoi passi allontanarsi mesti, le sembra quasi di vederlo con il capo chino e i pugni stretti lungo i fianchi. Nascosta sotto il braccio, Faye si addormenta.

Quando si sveglia è in un lago di sudore e ha la lingua gonfia, attaccata al palato. Un filamento di sogno continua a dondolarle davanti agli occhi senza che lei riesca ad afferrarne l'estremità… qualcosa che ha che fare con il sole, l'acqua e delle risate… felicemente sciocche. Si passa una mano sul viso ma il filo resta lì, appiccicoso come una ragnatela. La cassetta è caduta in terra, ai piedi del letto. Allunga la mano e quando le dita avvertono i contorni della sagoma rettangolare sorride. Si alza in piedi ed esce dalla stanza, senza accendere la luce.

Sarà almeno la quinta volta che fa passare il nastro, è come ipnotizzata sul divano, le gambe incrociate, la schiena diritta. Riavvolge e fa ripartire quei tre minuti di immagini disturbate a ciclo continuo. Sa i dialoghi e le sequenze a memoria: adesso entra in scena il mare, adesso c'è la voce fuori campo di una ragazza ("Eravamo amiche?"), adesso l'immagine si dissolve… e poi daccapo. Un loop della memoria.

Non si accorge della presenza nella stanza finché lui non si piazza davanti allo schermo. Si inginocchia con un movimento lento e fluido, spegne il registratore, preme il tasto Eject (Ed sarebbe fiera di lui) e prende in mano la memoria di Faye. La soppesa per un attimo, quindi comincia a svolgere il nastro, con deliberata lentezza.

"Che stai facendo?" Non le risponde, benché la nota nella sua voce sia ben oltre la semplice isteria, e continua a tirar fuori quel nastro marrone e leggero, attorcigliandoselo al polso.

"Spike, che DIAVOLO STAI FACENDO??"

Balza dal divano come una navicella fuori dal Gate, lo colpisce alla schiena e gli cinge il collo con un braccio, mentre con l'altro cerca di raggiungere la cassetta ormai perduta. Un tentativo inutile, perché lui è sempre più veloce in queste cose. Faye continua a picchiare furiosa la schiena di Spike. "Sei un bastardo, Spike! Sei un bastardo, un fottuto pezzo di merda…"

Sta gridando tutti gli insulti che conosce e quelli che non sono stati non solo inventati, ma neanche immaginati. Gli sta tirando i capelli e mordendo la spalla, il volto inondato di lacrime che questa volta non può davvero nascondere.

"Hai distrutto l'unico ricordo che avessi del mio passato, era l'unica cosa che mi fosse rimasta per sapere chi sono e-"

Spike si alza facendola cadere a terra. Lei si solleva immediatamente e lo colpisce in pieno viso con uno schiaffo carico di rabbia che gli fa sanguinare il labbro inferiore. Poi gli afferra i lembi della camicia e sibila, scandendo ogni singola parola, "Io ti odio, Spike Spigel, e spero che tu muoia nel modo più atroce possibile".

"Hai finito?" Spike non ha fatto una piega. Non si è nemmeno asciugato il rivolo di sangue, che adesso traccia una strana linea lungo il suo mento come una cicatrice scarlatta.

"Perché se hai finito c'è una cosa che voglio dirti." Le afferra i polsi e la trattiene quando lei cerca di divincolarsi.

"Non hai bisogno di quella cassetta per sapere chi sei. Sei Faye Valentine, e sei una cacciatrice di taglie. Che altro c'è di importante?"

La attira a sé, imprigionandole le braccia dietro i fianchi. A questo punto Faye non è più furiosa, è solo molto spaventata dalla forza della stretta.

"E non hai bisogno di un passato…" bisbiglia al suo orecchio. Lei trattiene un singhiozzo mentre un brivido le scorre lungo la spina dorsale.

"Il passato è un ripostiglio buio pieno di cose inutili che tu credi di aver stipato ben bene una volta per tutte, buttando via la chiave, ma quello stronzo si apre quando meno te lo aspetti e colpisce duro, molto duro…" Faye ha gli occhi sbarrati e completamente asciutti, e il corpo è rigido. "Il passato è solo un inutile fardello, Faye… con cui sei obbligato a fare i conti che ti piaccia o no, che ti ferisca o no. Meglio perderlo che trovarlo, non credi anche tu?"

"Spike, io…" Ma è evidente che lui non la sta ascoltando, che sta parlando a se stesso.

"Sai una cosa Faye? Dovrebbe contare solo il presente… perché anche il futuro è inutile… come un treno che corre nella notte, senza alcun panorama da ammirare." Le lascia andare i polsi e appoggia le labbra al suo collo, piano. "E' il presente che conta… vero… Faye…" bisbiglia incerto.

Sente il corpo di Spike tremare contro il suo. Lentamente, Faye solleva le braccia e gli cinge il collo, affondando le dita nei suoi capelli e il cuore nella sua disperazione. Sta rincominciando a piangere, ma il motivo adesso non è quella stupida cassetta: quel che è stato perduto è qualcosa di molto, molto più importante…

*****

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