Lavoro temporaneo
LEGGIMI: Questa ff si riferisce al mitico ARMA X scritto e disegnato da Barry Windsor-Smith (a cui rubo il dialogo fino a "Buonanotte Professore", per essere precisi)
Bisognerebbe averlo letto per godersi bene queste quattro righe, oppure al massimo aver letto il ciclo di Wolverine della gestione Hama/Texeira, che Zio ce li conservi
o che magari faccia perlomeno tornare Hama su Wolvie, che sta diventando la testata peggio scritta tra quelle mutanti! Fortuna che c'è Origini, almeno finora - mentre scrivo è uscito solo il primo volume
Ehm, scusate
piccolo sfogo
Ma quando si parla di Team X divento irritabile.
Insomma, provate a leggere 'sta roba un po' onirica e un po' farlocca, tenete conto che sarebbe la prima ff mutante che pubblico, grazie a Stella
Ehi, ancora pomodori marci che piovono sulla mia testa?? (L'autrice si scusa per tutte le cazzate che ha scritto finora in preda a un delirio notturno e declina ogni responsabilità. Per qualsiasi cosa. Tenetelo a mente.
E, uhm, il rating è "per tutti". Strano. Mi rifarò presto con un bel po' di sesso & violenza.)
Lavoro temporaneo
"E' fuori, sotto zero, da dieci minuti! Non potremmo cominciare?"
"Stiamo seguendo la procedura, miss Hines."
Carol Hines distoglie lo sguardo dal dottor Cornelius, e si limita a guardare lo schermo. Logan - Mister Logan - è in piedi, nudo nella neve. E' la prima volta in cui lo fanno uscire all'aperto da quando gli hanno ricoperto le ossa di adamantio. Hines stringe le labbra, preoccupata, non appena sente il rumore della gabbia dei lupi che si apre, e spalanca gli occhi quando li vede avventarsi su un Logan ancora immobile, gli occhi chiusi, ricoperto di sangue di pecora allo scopo di attirare su di lui le bestie affamate. Così arruffato fisso e sporco a Hines sembra più uno spaventapasseri grottesco, che non l'arma definitiva di cui si favoleggiava. Pochi giorni fa, Logan l'ha quasi uccisa durante una seduta per l'infusione di adamantio. Le ha fatto paura, certo. Non è mai stata una che spacca il mondo. Eppure il timore che lei prova nei confronti di Logan è sopraffatto dalla compassione. Capisce che la sua aggressività è giustificata, come si fa a rimanere sani di mente quando ci si risveglia tutti sforacchiati e avvolti da cavi e cavetti? C'è qualcosa di deviato in questo, c'è qualcosa di deviato nel malcelato sadismo del Professore.
Logan intanto sembra essersi finalmente svegliato e massacra i lupi nel giro di pochi secondi. Hines sente l'inutilità delle proprie parole quando propone, debolmente, di risparmiare almeno gli animali. "Credo di no, signora" le risponde il Professore "mi sto divertendo troppo che si salvino da soli."
Hines sospira. Sullo schermo di tre metri per due, giganteggia Logan trionfante sul cumulo di lupi macellati, che gronda sangue ed emette un urlo lacerante, qualcosa che sembra provenire da ricordi remoti dello stato di natura. Cornelius scruta il Professore, e lo trova soddisfatto. Il dottore stenta a reprimere il proprio sollievo mentre priva Logan degli impulsi psichici, riportandolo ad uno stato di incoscienza. Le ultime giornate sono state dure e l'esito di questo test forse è l'inizio di una tendenza positiva.
"Riportatelo dentro."
"Annulli l'ordine, Cornelius."
"Annullato. Mi scusi Professore. Credevo avessimo finito."
"Esatto."
"Quindi?"
"Questa notte lo lasceremo all'aperto mi piace l'idea che riposi nel suo stesso sangue."
"Ma sono 15 sotto zero!"
"Meglio lo rafforzerà, no? Ah! Da qui potete seguire la sua guarigione, vero?"
"Sì certo."
"Splendido! E' stata una giornata davvero fruttuosa! Buona serata a tutti voi."
"Ehm buonanotte, Professore."
Nella sala sono rimasti solo Cornelius e Hines, che dice, piatta:
"Allora lascio acceso il riflettore per la telecamera?"
"Certo, miss Hines. Direi che il nostro lavoro per oggi finisce qui. Abbiamo tutti bisogno di un po' di riposo."
"Anche lui" dice Hines indicando lo schermo. Logan giace supino e scomposto sui cadaveri dei lupi. Le ferite superficiali stanno già guarendo e il riflettore rende più vivo e luccicante il rosso del sangue ancora fresco. Cornelius alza le sopracciglia e scuote leggermente la testa.
"Ha sentito il Professore: per oggi il soggetto se ne starà fuori. Non sta a me giudicare. E poi Logan è l'essere più resistente che abbia mai visto. Si ricorda di come gli crescono i capelli ogni volta che tentiamo di tagliarglieli?"
"Ma questo non significa " Hines esita " non significa che lui non soffra." Cornelius abbassa lo sguardo, cominciando a raccogliere le sue cose:
"Non sta a me giudicare."
Infagottata nel suo cappotto più pesante, Carol Hines attraversa di corsa il cortile della palazzina dove vive. Si è alzato un vento gelido, e ogni tanto cade qualche grano di nevischio.
"E' inverno, ormai" si dice Hines girando la chiave nella serratura, tentando di non fare rumore. Fatica sprecata, visto che sua madre è sveglia ed è in cucina a bersi una tazza di latte.
"Non riuscivo a dormire" le dice ancora prima di salutarla, quasi dovesse giustificarsi. Hines non risponde e va in bagno a prepararsi per dormire.
"Sei tornata presto, oggi."
"Dipende dai punti di vista."
"Sei a casa, domani?"
"Mamma" dice Hines uscendo dal bagno "ti pare che possano darmi delle ferie?"
"Beh, ma per fortuna questo è un lavoro vicino a casa! Quando lavoravi negli USA ti è toccato trasferirti, e allora non era peggio?"
"Sai che dispiacere lasciare questo buco" sussurra Hines. Si è infilata un pigiama di flanella, decorato con fiorellini e farfalle. Ha fatto richiesta per il posto nel progetto Arma X perché si trattava di un lavoro qualificante, ben pagato e a portata di mano. Percepisce uno stipendio triplo rispetto a quando lavorava per la NASA. Ma ora tutto questo non le sembra più un bell'affare. Non si tratta di mandare sonde nello spazio o far produrre nuovo materiale per le astronavi. Qui si sta lavorando su un uomo e lo si sta trasformando in un assassino privo di volontà.
"'Notte, mamma. Vai a letto anche tu."
E' buio pesto. Solo due fari illuminano un cortile, e al di fuori del loro cono di luce il mondo è nero.
Neve bianca comincia a volteggiare su questo sfondo scuro, diventa quasi trasparente quando la luce le passa attraverso.
E' il luogo dell'esperimento, si capisce. Ma non gli assomiglia. E' talmente tanto nero che non si vedono gli alberi.
Giù per terra, c'è lui, Logan. Giace come morto in mezzo al buio, ma non è sporco né di neve, né di sangue.
I suoi capelli - è come affondare la mano nel pelo folto del gatto.
- Non sta a me giudicare - dice il Professore da dietro la console dei comandi.
- Lei ha toccato l'Esperimento X, miss Hines - dice Cornelius, dietro, non lo si vede - le ha contravvenuto le regole.
- Non ricorda? L'anno scorso, lui la afferrò per la gola.
- L'anno scorso? L'esperimento è cominciato meno di un mese fa! E poi non sono stata io a toccarlo di mia volontà.
-Ma Carol, tu vorresti perlomeno abbracciarlo - dice Cornelius - vorresti dirgli "Oh povero MisterLogan, ohpoveromisterlogan.
Lei scappa. I corridoi del Dipartimento H sono vuoti. E bui. Non ci sono nemmeno le spie rosse delle luci d'emergenza pronte a scattare, non c'è una guardia.
E' fuori. La neve cade lenta, in fiocchi grossi.
-Misterlogan! Misterlogan!
Lui è scomparso, non ce n'è traccia:
-Ho sognato?
E' di nuovo dentro. La giornata lavorativa è ricominciata. Ancora quel buio di velluto - la neve è seta - odore di caffè tossicchiare sommesso di Cornelius - poche altre persone - volti velati d'ombra.
-Ma dov'è Misterlogan?
Cornelius è di spalle.
-Oh, signorina, oh, signorina, lei non sa. L'esperimento è finito, ora prepariamo per gli altri.
Paura - altri??? - Cornelius - Cornelius non si deve voltare - morirebbe di paura, Carol, se lui si voltasse - altri - altri.
Carol apre gli occhi di scatto, si scopre avvoltolata nelle coperte, mentre fuori infuria una tempesta di neve.
"Le nove del mattino?"
Scalza, attraversa di corsa il piccolo appartamento. La madre è in cucina a bere caffelatte, guardando la tv. La sintonizzazione va e viene.
"Ciao, Carol, ben svegliata."
"Perché non mi hai svegliata? Sono le nove!"
"Tranquilla: hanno chiamato per dirti che oggi sei a casa. Ti basterà ritelefonargli oggi pomeriggio."
"Mio Dio" sospira Hines passandosi una mano sul viso "che spavento."
Altri. Ce ne saranno altri. Brandelli di conversazione che lei ha afferrato diverso tempo fa e di cui non ha più sentito nulla. Cose che non avrebbe mai dovuto sapere. Cose che effettivamente non sa. E la tengono in ferie un giorno, forse due. E Cornelius? Quanto sa Cornelius? Anche a lui gli ordini del Professore spesso sembrano insensati, ma è chiaro che non può fare altro che obbedire.
"Mamma" dice Carol "allora - allora torno a letto."
"Sì, riposa cara, si vede che ne hai bisogno."
Carol non spreca un ringraziamento né un saluto e ciabatta di nuovo fino alla sua stanza, che ha ancora le persiane abbassate. Le alza appena, in modo che entri un po' della luce gelida che ammanta il resto del mondo. Ma va bene così. Non sopporterebbe altro buio.
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