Nei colori del cielo…
di Stella

Il tramonto quella sera era un trionfo di rosso, giallo e azzurro. Era tutto quello che aveva sempre desiderato, fin da quando aveva deciso di imbarcarsi in quell’impresa tanti assurda da sembrare quasi realizzabile… chi l’avrebbe mai detto che sarebbe riuscita ad arrivare in fondo? Che tutte loro sarebbero riuscite a realizzare i loro sogni?

Sarah lasciò correre lo sguardo lungo la prateria sconfinata, annegando nei colori del cielo… Ce l’aveva fatta!

Sorrise a se stessa, inspirò a fondo e allargò le braccia, come se volesse abbracciare tutto quell’infinito che le si stendeva davanti…

"Mi senti, papà? Ce l’ho fatta! Il mio ranch è finalmente finito! Ce l’ho fatta, mi senti?"

La voce le si incrinò sull’ultima sillaba, mentre una lacrima iniziava a rotolarle sulla guancia…

"Ce l’ho fatta… ce l’ho fatta, e tutto questo è anche merito tuo…"

"Tutto bene?"

La voce la colse alle spalle, di sorpresa. Non si aspettava di rivederlo, non così presto almeno. Si passò le mani sul viso, ci mancava solo che la vedesse piangere come una ragazzina, quindi si girò e rispose con il sorriso più allegro che aveva visto fare a sua sorella Janet.

"Alan! Sei tornato! Finalmente, è una gioia rivederti!"

"Me ne vado per un paio di mesi e guarda cosa mi combina questa ragazza! Hai fatto un gran lavoro, davvero!"

"Grazie Alan…" Non doveva arrossire, assolutamente no. Si stava complimentando con lei come avevango già fatto tutti i membri della comunità, dal più giovane al più anziano, senza eccezioni, e non era arrossita nemmeno una volta… Imbarazzata, magari, ma non arrossita. Perché con Alan doveva essere diverso?

"Beh, non mi inviti a entrare?"

"Oh, ma dentro non è ancora pronto! Davvero, non ci abito ancora… piuttosto, perché non mi accompagni tu a casa…"

L’espressione che attraversò lo sguardo di Alan la ferì più di qualsiasi rifiuto. Era ancora troppo presto? Dopo due mesi, pensava ancora a lei?

Poi Alan sorrise, e lei sentì qualcosa di simile a un morso nella gola… che diavolo le prendeva?

"D’accordo, ti accompagno. Prima o poi dovrò incontrarli, giusto? Il matrimonio per quando è fissato?"

"Tra due settimane."

"E lei è… felice?"

Sarah evitò di guardarlo negli occhi. Non era sicura che le sarebbe piaciuto quello che gli avrebbe letto dentro. Si incamminò verso casa, senza voltarsi a controllare se Alan la stesse seguendo. Sentì i suoi passi avvicinarsi in fretta, quasi di corsa, e la sua mano afferrarle la spalla, costringendola a fermarsi.

"Che cosa ti succede?"

"Niente, davvero." La voce non le uscì così sicura come avrebbe voluto. "E’ solo molto tardi, la mamma potrebbe preoccuparsi…"

"Sarah, mi dispiace di essere stato scortese…"

"Non sei stato scortese, Alan. E’ solo che non mi piace parlare con te di queste cose…"

"Di Susy e Ronny?"

"Di Susy e Ronny, di te e Susy… di queste cose, insomma!"

Alan sorrise, ancora una volta.

"Perché ridi?"

"Perché mi piace il modo in cui rispondi alle domande che ti faccio… molto diretta, molto… Sarah."

Sarah arrossì violentemente, stavolta proprio non potè evitarlo. Le parole danzavano nella sua mente… *Mi piace il modo in cui rispondi alle domande che ti faccio…mi piace…"

"Janet dice che dovrei imparare a essere più misteriosa…"

"Janet è sempre la stessa, immagino!"

"Infatti!"

Entrambi scoppiarono a ridere, appoggiandosi l’uno all’altra. Il corpo di Alan era forte e caldo…

Lui le cinse la vita con un braccio… "Ti ricordi, Sarah?", bisbigliò.

Sarah non riusciva a respirare… completamente paralizzata dall’imbarazzo.

"Ne abbiamo già parlato, seduti nella luce di un tramonto come questo… ti ricordi? A volte penso di essere davvero uno stupido… sapevo fin dall’inizio che il cuore di Susy apparteneva a Ronny. Che gli sarebbe sempre appartenuto, qualunque cosa fosse successa… Quei due sono anime gemelle…"

Silenzio. Doveva trovare qualcosa da dire, in fretta… oppure cercare di sciogliersi da… quell’abbraccio? Alan la stava abbracciando?

"Ti dissi che mi sarebbe piaciuto condividere il tuo sogno…"

"Sì, mi ricordo… cavalcare senza sosta nella prateria… insieme…" Sarah chiuse gli occhi, assaporando ancora una volta il suono di quelle parole… e i significati che potevano nascondere, sui quali aveva fantasticato mille e mille volte…

"E’ per questo che sono tornato. Se il tuo sogno non è cambiato…" Niente più che un sussurro…

Sarah aggrottò le sopracciglia. "E perché dovrebbe essere cambiato? Lo sai che adoro i cavalli, ne ho già comprati qua…" Non riuscì a finire la frase, perché il significato di quello che Alan le aveva detto le esplose nella mente all’improvviso. Si liberò dall’abbraccio e si girò a fronteggiarlo.

"Perché lei si sposa e tu ti senti solo?"

"No! Come puoi dire una cosa del genere?"

"Non lo so, la dico e basta! Eri innamorato di lei, dovevate sposarvi! Ma io non sono Susy! Guardami bene, non sono e non sarò mai come lei!"

"Sarah, ascoltami. In questi due mesi non ho fatto altro che scappare, scappare e pensare… e più pensavo, più mi tornava in mente il tuo viso, la tua voce, il tuo sorriso… Non quello di Susy, il tuo."

Alan le si avvicinò, sfiorandole il volto con un dito e scostandole una ciocca ribelle dagli occhi. Poteva credergli? Poteva fidarsi di lui? Fu Alan a rispondere per lei. La trasse a se e appoggiò un leggero bacio sulle sue labbra, delicato come una brezza di primavera…

 

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