Nessuna introduzione, per una piccola storia che di certo lascia il tempo che trova.
Ma ci pensavo da tempo, è uno scenario possibile in fondo, e alla fine eccola qua.
Nota di continuity: la fanfic si svolge dopo le vicende narrate nel manga.
Buona lettura,
Stella
Rabbia e amore
di Stella
non basta che giuri
che scorderò chi eri,
adesso, adesso ci sei tu
nei miei occhi
adesso ci sei tu,
nelle orecchie
adesso ci sei tu
"Cioè? Tu mi stai dicendo che preferisci quel deficiente a me? È questo che mi stai dicendo?"
Lei annuì piano con la testa, china a osservare la punta delle scarpe. Dozzinali, come tutte quelle delle uniformi delle scuole pubbliche. Ne aveva visto un paio favoloso in un negozio di Shibuya, nere, con un po di tacco e un cinturino sottile che stringeva la caviglia. Costavano un patrimonio, ovviamente
"Cazzo, potresti anche guardarmi in faccia! Dopo tutti questi anni! Mi stai almeno a sentire?"
Sì, lo sapeva, doveva guardarlo in faccia. Ma non ci riusciva, o meglio non voleva riuscirci, e allora pensava alle scarpe, alla lezione dinglese che doveva ancora preparare e a tutto quello che poteva portarla via da lì, da quel confronto tanto a lungo rimandato.
Era stanca. Se avesse lasciato la squadra, Haruko sarebbe stata in grado di fare tutto da sola? Ma poi non voleva mollare, non adesso che stavano per andare alle Nazionali non adesso che, finalmente, si era decisa A farle sollevare da terra lo sguardo fu la morsa di lui sul suo braccio.
"E magari è già da un po che va avanti "
Se cera rabbia, Ayako non la sentì. E nemmeno il dolore, che pure doveva esserci stato, perché poi si trovò le cinque dita di Ryota tatuate sul bicipite sottile, mentre faceva la doccia. Sentì solo freddo, sotto il sole tiepido di aprile, perché ovviamente era vero. Era da un po che andava avanti.
Mentre teneva a distanza Miyagi, ma senza respingerlo chiaramente, aveva accettato la corte dellaltro come un gioco, prima, e poi leregole erano cambiate e il gioco era diventato, semplicemente, parte integrante della sua vita.
"Sei una stronza."
Lei annuì di nuovo, fissandolo negli occhi, le labbra serrate. Certo, era una stronza. Di prima classe.
"Che cazzo annuisci, scema Fanculo, Ayako Fanculo! Che cazzo ti costava dirmi Miyagi, piantala di rompere. Non mi piaci, levati dalle palle? Da quando sei diventata così timida?"
"Io io te lho detto, sempre!" gridò lei. "Sei tu che sei troppo testardo per capire!"
Però sapeva che non era vero. Sì, le parole erano quelle giuste, non mi piaci, piantala, mi hai rotto, sei un idiota ma sempre senza convinzione. Prima di una notte strana, a parlare del futuro. Cerano anche Akagi e Kogure, che sarebbero partiti di lì a poco per Tokyo, e forse era stato per quello che la serata li aveva portati lontano, verso i colori accesi del domani e nel buio illuminato dalla luna i suoi occhi avevano incontrato quelli nerissimi di lui, silenziosi e assorti.
"Ma sta zitta, che fai miglior figura E lui è più stronzo di te. Merda, mi fate venire voglia di pestarvi a sangue "
Ryota si avvicinò continuando a stringere il suo braccio e Ayako pensò, davvero, che lavrebbe colpita. Invece le diede uno strattone e lattirò tra le sue braccia, affondando il viso nella sua spalla. Erano alti uguali, adesso, era cresciuto di quasi quattro centimetri durante lultimo anno.
"Sei una stronza, una stronza " mormorò sul collo di lei, riempiendosi le narici del profumo dei suoi riccioli neri. Ayako restituì labbraccio, sapendo perfettamente che non sarebbe servito a nulla. Mentre sentiva le spalle tese di lui nello sforzo di non piangere e il suo respiro affannato, cercò le parole adatte, quelle giuste per spiegare e per non sentirsi in colpa, che naturalmente non riuscì a trovare.
"Che poi lavevo capito non sono lidiota che credete " bisbigliò. "Come vi guardate come gli sorridi che cazzo ti costava dirmelo chiaramente?"
Ayako rimase in silenzio, rigida e abbandonata contro di lui come una bambola di porcellana. Cera qualcosa che poteva dire, qualcosa che avesse senso dire, in quel momento?
"Ryota io mi dispiace che sia andata così, però vorrei che rimanessimo amici "
Riuscì appena a finire la frase, perché lui lallontanò bruscamente da sé e la guardò stranito, come un archeologo davanti a un nuovo reperto.
"Amici? Stai scherzando, vero?"
"Perché? Io ti ho sempre considerato un-"
"Ma non dire stronzate!" Adesso stava proprio gridando. "Amici? Gli amici parlano, ridono, escono a bere qualcosa gli amici sincazzano, anche, e magari si picchiano pure. Però si rispettano, sempre!"
Lei tornò a fissarsi le scarpe e lui lafferrò per le spalle, scuotendola come per svegliarla dal torpore. "Noi due non siamo mai stati amici, Ayako. Lo sai anche tu, vero?"
Nel pronunciare le ultime parole Ryota si era avvicinato a un centimetro dal suo viso e le sue labbra avevano sfiorato langolo della bocca.
"Che cazzo fate, voi due?"
La voce lacerò laria, né forte né piano. Una domanda posta con apparente noncuranza, in netto contrasto con lespressione del viso.
"Mitsui, non è il caso " supplicò Ayako respingendo Miyagi e avanzando verso di lui.
"Modera i termini, quando parli col tuo capitano" rispose Miyagi glaciale.
Sputò ogni singola parola in faccia a Mitsui, sottolineando lultima con intenzione, perché laltro aveva sperato di fregiarsi di quel titolofino allultimo, piegandosi solo alla volontà di Anzai.
Anche Mitsui sentì freddo, lo stesso percepito da Ayako pochi minuti prima. Perché aveva creduto nella loro amicizia, perché nel loro ultimo anno insieme Miyagi si era rivelato un buon capitano, perché aveva insistito con Ayako per aspettare il momento giusto e si trovava invece a dover affrontare quello sbagliato e perché non era pronto. A sostenere lo sguardo di Miyagi, a gestire la stupida gelosia che laveva agguantato per la gola nel vederli abbracciati, a controllare il fuoco che gli era salito dentro, alle parole piene di collera ancora sospese nellaria.
Lei gli si avvicinò di corsa e gli prese la mano.
"Vieni via, per favore."
Miyagi non ebbe bisogno di spostare gli occhi in direzione di quel contatto, la mano sottile di lei che si chiudeva delicata su quella di lui. È la maledizione di ogni playmaker, un campo visivo più ampio di quello degli altri, pronto a catturare ogni più piccolo movimento.
Playmaker.
Regista
cazzate. Regista di che? Controfigura, comparsa piuttosto
Mitsui se ne accorse, vide il lampo negli occhi del compagno di squadra ma non provò alcuna gioia. Al contrario si sentì a disagio, come se la pelle di Ayako fosse rovente.
"Hai ragione, ti chiedo scusa" disse abbassando lo sguardo.
Il cuore di Ayako pulsava impazzito. Parole di scusa, dalle labbra di Hisashi? Parole di scusa per Ryota?
"Scusa un cazzo, bastardo."
Mitsui si riprese in fretta da quella inconsueta docilità, serrò i denti e fece un passo avanti. Ayako gli strinse forte la mano e cominciò a trascinarlo.
"Vieni via, per favore", ripeté con voce strozzata. "Lascia perdere, lascia perdere per favore "
"Massì, Mitsui, lascia perdere sai quanto me ne frega siete una bella coppia di pezzi di merda, e fate bene a stare insieme."
"Basta, Ryota! Piantala anche tu! Che cosa volete fare, menarvi in mezzo alla strada? E poi? Sono il trofeo per il vincitore?"
"Te lho già detto, tu fai bene solo a stare zitta cosè, ti servivo da materasso in caso fosse andata male con lui?" abbaiò acido, sollevando una mano.
Ayako non replicò. Troppa verità in quelle parole, per quanto distorta. Perché Miyagi le piaceva, in fondo. Insistente ma non ossessivo, spaccone ma senza arroganza, sensibile e sdolcinato con quegli "Aya-chan" gridati senza pudore. Era piacevole, e gratificante. Le dava sicurezza, le infondeva calore. E lei, seppure inconsapevolmente, laveva tenuto in ballo. Il buon vecchio Ryo-chan, pronto a scattare al primo richiamo, a consolarla, a farla ridere.
Ridere avevano riso fino alle lacrime, insieme e pianto, insieme, proprio per colpa di Mitsui. E adesso, ancora una volta era Mitsui il fulcro del loro rapporto, ma questa volta in maniera del tutto diversa.
"Cazzo, Aya proprio con Mitsui con tutti gli stronzi che ci sono in giro vai a fartela proprio con questo Ma sai una cosa? Mi fai un favore. Posso avere di meglio."
Sfilò lentamente gli occhiali scuri dal colletto aperto della camicia, osservando la reazione di Mitsui con una smorfia di ironia mista a noia.
"Miyagi, stai esagerando ti avverto " Mitsui sembrava tremare nello sforzo di controllarsi. Non fosse stato per Ayako al suo fianco, per il tocco saldo della sua mano, lavrebbe massacrato di botte.
"Quando vuoi, Mitsui." Gli occhi ridotti a due fessure, Miyagi fremeva della stessa rabbia. Un tradimento doppio è molto più difficile da sopportare.
Una ragazza, un amico. Perduti entrambi.
Infilò gli occhiali, per nascondere i suoi veri pensieri e per proteggere il suo orgoglio. Questa volta no, non avrebbe colpito o gridato, non avrebbe chiesto altre spiegazioni, non avrebbe strisciato ancora. Vincere, in questo caso, significava ritirarsi finché si era in vantaggio, e lui sapeva di esserlo.
"Io me ne vado. Non vi sopporto più " Ayako lasciò la mano di Mitsui e cominciò a camminare, passi rapidi e nervosi, allontanandosi dai due ragazzi. Che sarebbe successo lo sapeva perfettamente. Che avrebbe fatto così male, aveva sperato di no.
Lanciando un ultimo sguardo verso Miyagi, Mitsui seguì lentamente la ragazza, la sua ragazza, mentre il playmaker rimaneva immobile fuori dal cancello dello Shohoku.
"Akagi, credi che sarò un buon capitano?"
"Se la pianti di fare la testa calda" rispose lui lentamente, la lingua un poco impastata dallalcol. La serata stava finendo, erano rimasti in pochi a casa di Kogure.
"Non sono una testa calda! Comunque non ho capito, sul serio, perché Anzai abbia scelto me voglio dire, Mitsui, Rukawa "
"Che cazzo dici? Rukawa è del secondo anno!" sbottò Mitsui. "Per quanto bravo, è pur sempre un kohai!"
"Mitsui ha ragione. E poi " Kogure fece una pausa. "E poi, io credo che tu sia molto diverso da quello che mostri di solito, molto più maturo E sono certo che anche Anzai se ne sia accorto. Fidati di lui!"
"E tu, Ayako? Che ne pensi?"
"Penso che Kogure abbia ragione. Sul fatto che tu debba fidarti di Anzai, e sul fatto che tu sia molto più maturo almeno quando si tratta di basket, naturalmente!" concluse ridendo.
Miyagi non rispose, la risata di Ayako era dolce e questo gli bastava. Aveva ammesso, a modo suo, che lo riteneva in grado di sostituire Akagi. Era una sensazione piacevole.
"Comunque dovrai darti da fare, perché ti starò addosso come un mastino. Sarò la tua ombra Ryochan, non avrai tregua! E alla minima stronzata giuro che ti massacro!"
Mitsui era stato brusco, come sempre, e aveva accompagnato le parole sferrandogli un colpo sulla spalla. Miyagi laveva guardato intralice e aveva borbottato qualcosa, ma dentro di sé era felice.
A modo suo, anche Mitsui laveva accettato.
Miyagi sferrò un calcio rabbioso alla polvere e si avviò alla moto.
***
"Ayako! Aspetta, Aya!"
La ragazza si fermò, le testa bassa e le spalle curve. Si passò una mano sugli occhi e aspettò che lui si portasse al suo fianco. Camminarono in silenzio verso la stazione, finché Mitsui non le passò un braccio attorno alle spalle a la strinse a sé.
"Parlami, per favore."
"Che cosa devo dirti, Hisashi? Che mi sento uno schifo?"
"Sarebbe già qualcosa. Non è che io mi senta meglio Miyagi ed io non siamo certo amici, ma lo rispetto e "
Ayako passò la cartella nellaltra mano e infilò il braccio libero sotto la giacca delluniforme di Mitsui.
"Perché è andata così? Abbiamo rovinato tutto "
"Lo pensi davvero?" chiese Mitsui. Non era mai stato bravo a nascondere i sentimenti, e la voce gli uscì ferita.
"Non lo so " Lo sentì irrigidirsi, e subito si corresse. "No, non lo penso. Sul serio, Hisashi, è con te che voglio stare. Però "
"Però..."
La frase rimase sospesa nel vuoto. Ayako si chiuse nei suoi pensieri, aggrappandosi al corpo di Mitsui.
"Io sono arrivata. Questa è la mia fermata " Ayako si scostò da lui e fece un passo indietro.
"Ti accompagno a casa, ti va?" le chiese Mitsui infilando le mani in tasca. Molto dipendeva dalla risposta che Ayako gli avrebbe dato, più di quanto fosse disposto ad ammettere. E non aveva niente a che fare con il suo corpo morbido, le sue gambe, le sue labbra. Certo, avevano il loro peso, ma se era per quello ne avrebbe trovate altre mille, e magari anche più brave di lei, che a dispetto delle apparenze si era rivelata di una timidezza quasi esasperante.
Ayako lo fissò negli occhi. Per un singolo istante limmagine di Ryota si sovrappose ai lineamenti di Mitsui e lei sentì irresistibile la voglia di piangere.
Una grossa lacrima le scivolò lungo la guancia, per scomparire subito, spazzata via con rabbia.
"E adesso?" chiese con voce stranamente ferma, gli occhi neri enormi nel viso pallido.
Mitsui labbracciò, appoggiando il mento sulla sua testa e accarezzandole la schiena.
"E adesso niente, Aya. Aspettiamo e basta."
Ayako annuì contro la sua spalla, serrando le palpebre e ricacciando indietro le lacrime.
"Accompagnami a casa", disse in un soffio.
***
I personaggi di Slam Dunk sono © del Maestro Takehiko Inoue.
La citazione in apertura è Un giorno lontano di Daniele Silvestri (Il dado).
Il resto è mio, ed è per i minuti che valgono come ore e per le ore che valgono come giorni, quando sei con la persona giusta. Amico o amore che sia.
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