Dicembre 2005
Il debutto, finalmente.
Dedicata ai coniugi Malfoy, questa storia parla di mariti e figli, di sorelle e cugini, di famiglia e di sangue. Di amore e rispetto, e della differenza tra i due. Non credo di averla sviluppata al meglio, ma è il mio primo tentativo. Siate buoni con me.
Nota: poiché possiedo solo l’edizione inglese, potrebbero comparire alcune traduzioni non proprio in linea con quelle italiane, nonostante l'accurato lavoro beta-reading: eventuali "errori" o discrepanze sono tutti mea culpa.
Crediti. I personaggi di Harry Potter sono (c) di JKR. Bjork ("Play dead") e i Depeche Mode ("Judas") hanno lavorato in background.
Beta-reading: Poggy.


La somma e il totale
di Stella

Il sangue è un composto organico, cioè vivo. La sua struttura è molto semplice, 78% di acqua e il resto diviso tra cellule, sali minerali, vitamine, proteine, glucosio e così via. Un individuo adulto ne contiene circa cinque litri, l’equivalente di cinque bottiglie di vino.
Come in una ferita, il sangue si muove dal centro verso la periferia e, molto banalmente, può essere definito un corriere, meglio ancora un fattorino: consegna ossigeno e nutrienti a organi e cellule, e da questi ritira anidride carbonica e prodotti della degradazione cellulare.
Meno banalmente, il sangue è un formidabile strumento di difesa: piastrine, anticorpi, fattori della coagulazione sono gli elementi che permettono di chiudere ferite e resistere a malattie. Ma anche il soldato più fedele può ribellarsi, a torto o a ragione, e così il sangue può attaccare gli organi che fino a un attimo prima nutriva, arrivando perfino a uccidere i suoi stessi compagni ma senza mai dubitare di essere nel giusto.
Affinché svolga al meglio le funzioni cui è preposto, il sangue deve essere pulito, ovvero privo di scorie. A tale scopo la sua qualità viene analizzata secondo parametri codificati, esattamente come si fa con il vino: colore, sedimento, composizione. Dal punto di vista chimico e biologico, dunque, il sangue puro non solo esiste, ma risponde a precisi standard di valutazione.
Dal sangue è possibile infine risalire al patrimonio genetico ciascun individuo, la sequenza di cromosomi che stabilisce, per esempio, se gli occhi devono essere azzurri o castani, il naso piccolo, i capelli biondi o neri, e talvolta può rivelare verità che si preferirebbe tacere. Che si vorrebbe negare.
Il sangue, a ben guardare, è una mappa liquida che tiene traccia del passato e conduce nel futuro. Per questo, se si tracciasse una linea dal primo Malfoy all’ultimo, risulterebbe lunga e diritta come una pertica. Non una sbavatura, non una deviazione. Un fiume limpido e incontaminato, il risultato di anni e anni di selezione, di matrimoni combinati con un solo e unico scopo, quello di preservarne la qualità. Così elevata era la loro idea di purezza e lignaggio che si diceva avrebbero autorizzato una trasfusione solo previo esame dell’albero genealogico del donatore, anche in situazioni di necessità estrema.
A causa di tale perfezione, non è mai stato chiaro se tra Lucius e Narcissa Malfoy via sia amore o più semplicemente affinità, comunione d’intenti.
Quando il loro fidanzamento era stato ufficializzato, la notizia aveva destato una certa sorpresa nei salotti buoni dei Purosangue. Il rampollo dei Malfoy aveva infatti deciso di sposare Narcissa Black sebbene sul nome della celebre famiglia aleggiasse da tempo un sospetto difficile da ignorare: in presenza di un frutto marcio (e i Black ne avevano generati ben due, nei due rami principali) chi può garantire che l’intero albero non sia malato? Dal canto loro i Black avevano fatto il possibile per correre ai ripari, rinnegando i due traditori e spostando il peso dell’eredità sul giovane Regulus, ma la ferita si era chiusa a fatica e aveva lasciato una profonda cicatrice, che il matrimonio della maggiore dei Black era riuscito a nascondere solamente in parte. Il sangue di Rodolphus Lestrange era puro e antico, tuttavia quell’unione si era finora rivelata sterile e il fiume dei Black non aveva trovato nuovi affluenti.
Lucius Malfoy era all’epoca un giovane ambizioso che si era distinto a Hogwarts per l’intelligenza acuta e la capacità intuire la direzione del vento molto prima che iniziasse a soffiare. I suoi occhi osservavano e imparavano, le sue orecchie ascoltavano e capivano. Così, quando aveva cominciato a muoversi nella complessa società dei maghi, era stato costretto a prendere atto di alcune sgradevoli verità: che era ancora parecchio lontano dall’essere considerato un maschio-alfa, e che per raggiungere tale posizione erano indispensabili le conoscenze giuste. Il sangue puro e la militanza tra le fila di Serpeverde costituivano comunque un eccellente viatico e i Mangiamorte non tardarono ad avvicinarlo. Rodolphus Lestrange era stato un compagno a Hogwarts, perfino un amico in alcune occasioni, e quando quest’ultimo gli aveva illustrato nel dettaglio i progetti di Voldemort per il futuro, proponendogli di aderire al club, Lucius aveva sentito il primo refolo sollevarsi.
Dopo il diploma soggiornò per qualche tempo a Durmstang, ufficialmente per controllare alcuni affari di famiglia ma in realtà per seguire quel che veniva definito un vero e proprio "corso di perfezionamento". La scuola era e sarebbe rimasta celebre in tutta Europa per la rigida disciplina e la dura selezione, più un’accademia militare che un collegio per giovani maghi. Non solo l’accesso era riservato ai membri di famiglie di provato sangue puro, preferibilmente maschi, ma negli ultimi anni il corpo docente aveva cominciato a dedicare particolare attenzione allo studio delle Arti Oscure, dal punto di vista teorico e soprattutto da quello pratico. Qui il giovane Malfoy venne istruito da abili insegnanti e le sue doti di mago, messe alla prova in frequenti azioni sul campo, ne uscirono notevolmente affinate. Tra una lezione e l’altra ebbe inoltre modo di testare l’efficacia di alcuni peculiari talenti, come la diplomazia e la nobile arte del conversare: che cosa dire, che cosa nascondere, che cosa dissimulare, che si rivelarono fondamentali nel condurre le trattative con l’esigua ma non subordinata sezione femminile della scuola.
Il vero patrimonio che Lucius mise insieme, perfezionando quanto appreso a Hogwarts, fu però una fitta rete di contatti e conoscenze, e al ritorno la sua posizione in seno ai Mangiamorte andò rafforzandosi giorno dopo giorno. Anche se non poteva competere con la fredda logica di Rodolphus Lestrange, né con la veemenza della moglie Bellatrix, esponeva senza timori le sue posizioni e manifestava una chiara volontà di risolvere i problemi alla radice, atteggiamento che lo stesso Voldemort non poteva che apprezzare. Malfoy sapeva che gli anni a seguire sarebbero stati cruciali per entrambi gli schieramenti, e se da un lato aveva abbracciato senza esitazioni la causa di dell’Oscuro Signore, dall’altro intuiva che incidenti di percorso erano comunque possibili e che la sua posizione necessitava di maggiore solidità. Per quanto confidi di non doverlo utilizzare, un buon Serpeverde ha sempre pronto un piano di riserva.
Fu la stessa signora Black a offrirgli l’occasione, suggerendogli di guardare la giovane nipote Narcissa con occhi nuovi. Profondamente delusa dal primogenito Sirius, la matriarca aveva intenzione di proteggere la discendenza dei Black attraverso l’unione di Regulus e Narcissa, ma al matrimonio di Bellatrix aveva incontrato Lucius Malfoy e aveva avuto modo di apprezzarne le brillanti qualità. Da parte sua, Lucius conosceva Narcissa sin dai tempi di Hogwarts, anche se a causa della differenza di età i loro rapporti si erano sempre mantenuti su un piano poco più che formale. Ricordava la ragazzina bionda e spigolosa al tavolo dei Serpeverde, la stessa che si era quasi aggrappata a Bellatrix il giorno delle nozze, e la sua mano così esile che faceva venire voglia di vedere quanto si poteva stringere prima di spezzarla.
Quando la incontrò formalmente alla residenza di Grimmauld Place non gli fu difficile riconoscerla, e non ne fu per nulla sorpreso. Aveva conservato la medesima bellezza imperfetta, espressioni infantili e atteggiamenti adulti che si litigavano la parte del protagonista. Sedeva composta e parlava solo se interrogata, e forse per questo la sua voce era bassa, un po’ roca, ma le risposte puntuali. Non avendo opinioni proprie si atteneva alle indicazioni di famiglia, e sotto l’immenso arazzo che ne raccontava le origini, celebrando l’antichissimo e nobile lignaggio, l’intera persona di Narcissa aveva espresso a chiare lettere l’orgoglio di essere una Black.
Lucius fu quasi infastidito da quell’aristocrazia da salotto, ma al termine della recita le sorrise, lei ricambiò e la zia annuì soddisfatta, lasciandoli soli. Non furono molte le parole che si scambiarono durante quel primo colloquio privato. In comune avevano aneddoti di famiglia, ricordi di Hogwarts e notizie di Bellatrix, ma ancora una volta la lezione appresa a Durmstang gli venne in soccorso e la conversazione, se non proprio vivace, risultò per entrambi gradevole.
Ci furono altri incontri, più o meno ravvicinati, grazie ai quali Lucius si rese conto che la più giovane delle sorelle Black era senza ombra di dubbio la candidata ideale al ruolo di signora Malfoy. Non tanto perché di carattere malleabile, che in genere non apprezzava, quanto per l’assoluta fiducia che nutriva nei confronti dell’ordine costituito e delle gerarchie sociali. Narcissa non voleva liberare il mondo dalla presenza di babbani, mezzosangue, elfi domestici e tutta l’altra feccia. Al contrario ne predicava l’utilità, a patto però che rimanessero al loro posto, a debita distanza dai purosangue. In un primo momento Lucius aveva trovato questa posizione ridicola e quasi sospetta, visti i precedenti in famiglia, ma poi ne aveva compreso il valore. Non mostrava ferocia o disprezzo, come Bellatrix, ma nemmeno l’empatia che aveva contagiato Andromeda e Sirius: semplicemente, Narcissa Black si atteneva alla tradizione, rispettando le regole e le ambizioni di una società antica giunta ormai ai suoi ultimi giorni. A fianco di una donna così trasparente, il cui onore era fuori discussione, anche il più feroce dei lupi sarebbe apparso un agnellino. Lucius si stupiva che nessuno ne avesse ancora notato il potenziale, ed era grato alla signora Black per avergli consegnato le chiavi di uno scrigno così prezioso.
In capo a un mese le due famiglie annunciarono il fidanzamento, seguito a breve distanza da uno dei più sfarzosi matrimoni mai celebrati in società. Il contratto stipulato mirava a ottenere la quadratura del cerchio: una posizione solida e inattaccabile per Lucius, nuova progenie per i Black. Narcissa era giovane e in buona salute, ma molti degli invitati alle nozze bisbigliarono che Malfoy avesse sbagliato nel mescolare il proprio sangue a quello ormai indebolito dei Black. Si diceva, e neanche a voce troppo bassa, che il vero affare l’avesse fatto lui: il seno piccolo e i fianchi sottili di Narcissa, fasciati nell’abito di seta color avorio, sembravano mal conciliarsi con la maternità.
Da parte sua Lucius rispettò scrupolosamente i termini dell’accordo, e sopportando paziente le lacrime e i rossori della moglie riuscì poco a poco a guadagnarne il letto e la fiducia. Con sua grande sorpresa il materiale su cui lavorare si rivelò di ottima qualità, anche se non abbondante, e tutto sommato a lui non dispiaceva impersonare il ruolo del precettore alle prese con un’allieva impreparata ma tutt’altro che pigra. Faceva quasi tenerezza.
Solo allo scadere del primo anno però la coppia fu lieta di annunciare la gravidanza, e questo ritardo nel concepimento venne interpretato dai più come un chiaro segno dell’inadeguatezza di Narcissa. Lucius fece buon viso a cattivo gioco e si preparò ad affrontare i nove mesi che lo separavano dalla nascita dell’erede di due tra le più importanti famiglie di sangue puro, i Black e i Malfoy. La sua scalata al vertice stava per concludersi.

***

Narcissa era consapevole delle ragioni del suo matrimonio, e della sua relativa solidità. Da quando aveva memoria "essere una Black" significava essere all’altezza di ciò che gli altri si aspettavano da lei, e una volta uscita di scena Andromeda i suoi piedi si erano mossi in una sola direzione. Un giorno, prima che lei e il marito si dileguassero, aveva chiesto a Bellatrix perché non avesse figli, e la risposta della sorella le aveva dato qualcosa su cui riflettere: "Perché non ne ho bisogno".
Completati gli studi aveva appreso i piani della zia per lei e Regulus, e ne era rimasta sconcertata. Regulus! Santo cielo, era come far sposare Sirius e Bellatrix! Erano cresciuti insieme, ricordava i dispetti che si erano fatti da piccoli e davvero non riusciva a considerare sotto una luce differente il bambino che le tirava i capelli appena poteva. Era convinta che baciare il cugino sarebbe stato come mangiare porridge, labbra dal sapore ovvio e banale, e fantasticava al suo posto un compagno più maturo, come Rodolphus per esempio, anche se quest’ultimo era forse un po’ troppo ingessato.
Per questo quando Lucius Malfoy si era fatto avanti aveva opposto scarsa resistenza, quel tanto che si richiedeva a una ragazza di buona famiglia. Il suo aspetto e la sua sicurezza – la stessa che a Hogwarts aveva definito arroganza – l’avevano favorevolmente impressionata anche se a volte, quando conversavano nel salone di casa Black, incontrando il suo sguardo scorgeva un’espressione ironica, quando non di palese sufficienza. Narcissa non si era mai interessata di politica, le cui trame trovava complicate e noiose, e in quei momenti diventava consapevole di quanto le sue osservazioni fossero risibili e la facessero apparire superficiale, ottusa perfino, a dispetto dei suoi tentativi di apparire intelligente e acuta come la sorella maggiore. Tuttavia considerava l’atteggiamento di Lucius non tanto offensivo o mortificante, quanto piuttosto una mancanza di tatto, attribuibile alla differenza di età e alla diversa preparazione. In fondo, anche Bellatrix si mostrava spesso insofferente con lei, e fin da bambina aveva imparato che sicurezza e tranquillità dipendono dal conoscere il proprio posto e dall’agire di conseguenza.
Come per tutte le ragazze cresciute in ambienti protetti, con amicizie ridotte e ben selezionate, l’attrazione che Narcissa provava nei confronti di Lucius si muoveva in una elaborata cornice di fantasie adolescenziali. Più lui si teneva distante e più lei provava l’impulso di avvicinarsi. Desiderava far parte del suo mondo, ma poiché non riteneva di doverlo anche comprendere continuava in un certo senso a rimanerne ai margini. Sapeva del Marchio Nero, lo aveva visto sulla pelle di Bellatrix e ne conosceva il significato, tuttavia preferiva ignorare il lato violento di Lucius e concentrarsi unicamente su quello romantico, privato: il gentiluomo che le teneva aperta la porta quando uscivano, che a cena le riempiva il bicchiere di vino bianco e fresco. Il primo bacio, il primo bacio vero, era stato in effetti ben diverso da un boccone di porridge, ma nemmeno lontanamente simile a quel che aveva immaginato. Lucius si era perfino scusato, dopo. Un assaggio del futuro che avrebbero condiviso? Quella notte un groviglio di brividi ed emozioni l’aveva tenuta a lungo sveglia.
Alla vigilia delle nozze era stata sul punto di fargli una domanda tanto sciocca quanto pericolosa, "Io ti piaccio?", ma temendo la risposta si era trattenuta. Era certa di non piacergli, non nel modo in cui si piacevano Bellatrix e Rodolphus almeno, ma dalla sua parte aveva il sangue e la consapevolezza che i legami affettivi sono un processo reciproco, cui va concesso tempo per maturare.
Certo le era costato fatica i primi tempi, le mancavano le mura di casa, perfino quelle austere di Grimmauld Place, e il castello dei Malfoy incuteva soggezione quasi quanto il marito, con quelle stanze illuminate da pesanti lampadari e corridoi immersi in uno strano silenzio, irreale e ovattato. Più di una volta si era smarrita tra un piano e l’altro, e quasi sempre le sue parole erano poco più che sussurri. La notte poi era difficile nascondere le lacrime, ma Lucius si era dimostrato gentile e l’aveva aiutata a districarsi anche nelle situazioni meno felici o più imbarazzanti. Narcissa si era presto abituata al corpo asciutto del marito e si era data da fare affinché i doveri di moglie, su cui lei e le sorelle avevano riso da bambine e favoleggiato da ragazze, si trasformassero in incontri piacevoli per entrambi, riuscendovi solo in parte.
Ci era voluto un anno perché rimanesse incinta.
Narcissa era certa che la gravidanza avrebbe reso inattaccabile la sua posizione, ma scoprì presto di essere in errore. I rapporti con Lucius parevano giunti a un punto morto, aveva smesso di visitare il suo letto e i loro incontri avvenivano per lo più nella sala da pranzo, dove conversavano separati da un tavolo infinito, vestiti di tutto punto, mentre Narcissa si sforzava di trattenere in fondo allo stomaco le pietanze preparate da solerti elfi domestici.
Dapprima si era convinta che Lucius avesse un’altra donna, o peggio che l’avesse sempre avuta. Dava la colpa a se stessa, alle nuove rotondità del suo corpo e ai malesseri che l’affliggevano, che la notte le impedivano di essere una buona amante. Disperata aveva cercato conforto tra le braccia di Bellatrix, e ancora una volta la sorella le aveva aperto gli occhi: ad allontanare il marito non erano il desiderio di altri letti in cui rotolarsi, né i cambiamenti del suo corpo. Questi ultimi anzi venivano scrutati con attenzione, nel tentativo di anticipare la risposta alla domanda sulla bocca di tutti: e se alla fine avesse partorito una bambina?
Per Narcissa fu come incrociare un viso sconosciuto davanti allo specchio. Convinta di recitare perfettamente la propria parte, scopriva invece di avere sempre guardato il dito anziché la luna, e sperimentava la condizione in cui si erano già trovati Andromeda e Sirius: era in trappola, con il futuro segnato. Per la prima volta avvertiva una certa solidarietà nei confronti della sorella e del cugino, e delle strade che avevano scelto. È in situazioni come queste che la magia rivela i suoi limiti frustranti: non esistevano pozioni o incantesimi in grado di pilotare i cromosomi, quindi non c’era nulla che lei potesse fare. Doveva solo aspettare. Ma l’attesa aveva un sapore nuovo sulle labbra di Narcissa, avvezza più a ottenere che a sperare, e sapeva di avere un’unica freccia al suo arco. Che cosa sarebbe accaduto se non si fosse dimostrata all’altezza del ruolo? Lucius non aveva tempo. Anche se fosse sfiorita anno dopo anno, come una Weasley qualsiasi, nella speranza di dargli un figlio maschio, sarebbero stati sforzi inutili. In un modo o nell’altro lui l’avrebbe messa da parte.
Questi pensieri divennero quasi ossessivi dopo il tradimento di Regulus. Ricordava bene il volto accigliato di Lucius e le parole aspre che aveva pronunciato alla notizia della sua morte, incurante delle lacrime che le rigavano il viso, al solo scopo di metterle bene in testa che tutto il sangue dei Black, agli occhi di Voldemort, rischiava di avere lo stesso valore di una bacchetta spezzata. Nessuno sperava più in Sirius, e dunque ogni cosa ruotava attorno al bambino che lei portava in grembo.
Ma se il loro sangue, il sangue dei Black, fosse davvero diventato marcio? La domanda attraversava silenziosa le stanze di casa Malfoy e si fermava negli occhi di Lucius e Narcissa. Lui sembrava leggerle nella mente come il migliore dei Legilimens, e forse era proprio così.
In seguito a quegli eventi Narcissa dormiva sonni agitati, attraversati da incubi che riflettevano le sue paure: esseri deformi che le uscivano dal ventre, abiti improvvisamente macchiati di sangue, Lucius immobile e freddo mentre lei cadeva nel vuoto. A volte sognava Sirius e Andromeda, oppure Regulus, ma più spesso nei sogni incontrava Bellatrix, che le accarezzava la pelle tesa sopra la camicia da notte, lo sguardo distante.
Al risveglio i suoi pensieri beccheggiavano come una barca in assenza di vento. Nascondeva la pancia ormai prominente sotto strati di seta e velluto. Alle cene di gala partecipava di rado, e quando questo accadeva, poiché si affaticava facilmente passava la maggior parte del tempo seduta in disparte. Da questo osservatorio privilegiato ascoltava le chiacchiere su Regulus e vedeva altre donne flirtare con Lucius, e al rientro era convinta di sentirne l’odore sui suoi abiti.
Fu un frammento di conversazione a farla uscire dal torpore. Si diceva che la mezzobabbana Lily Evans aspettasse un figlio da James Potter, e Narcissa sentì un brivido violento attraversarle il corpo, come una scarica di Cruciatus.
Non c’era nulla di speciale in lei. Qualsiasi donna può mettere al mondo un figlio, esattamente come un animale. La gravidanza in fondo azzera ogni distanza, riportando tutti alla linea di partenza. Appellandosi al proprio sangue, Narcissa rifiutò invece di considerarsi una donna qualsiasi e decise di diventare il tempio sacro in cui un mondo futuro, nuovo e potente, cresceva al ritmo del suo cuore. Si fece tagliare abiti su misura, che evidenziassero le curve del ventre. Prese l’abitudine di presentarsi al braccio di Lucius in tutte le occasioni mondane, sorridendo con grazia nonostante le caviglie gonfie e la schiena dolorante.
E riuscì nel suo intento: il futuro che venne alla luce al termine dei nove mesi, grassoccio e coperto di sangue, era un maschio ed era sano e perfetto, con gli occhi grigi di Lucius e i lineamenti cesellati di Narcissa. Dare un erede a un uomo conferisce alla donna più forza, prestigio e influenza di quanta ne avrebbe mai avuta, a prescindere dal sangue e dalla condizione sociale. Si dice perfino che un figlio contribuisca in maniera determinante all’armonia tra i genitori, come se quel piccolo capolavoro nato dalla loro stessa carne dichiarasse al mondo che, se la perfezione esiste, loro ne sono gli artefici. Per questo il volto di Narcissa risplendeva di fatica e trionfo quando Lucius entrò nella stanza e si chinò a sfiorarle l’orecchio con le labbra, bisbigliando una frase che la ripagò degli sforzi passati e cancellò il timore per i giorni che l’aspettavano:
"Sei stata molto brava."
Lucius avrebbe avuto altre donne, o forse ce n’erano già state.
Ma lei adesso era la madre di suo figlio. Il primogenito, un maschio.
Se non il suo amore, meritava di certo il suo rispetto.

***

Al centro della sala in cui si riuniscono i Mangiamorte c’è un grande tavolo rotondo, in legno intarsiato e ancora lucido nonostante gli anni, che Voldemort utilizza non per celebrare l’uguaglianza di coloro che vi siedono attorno, ma per puro e semplice calcolo: in questo modo nessuno può distrarsi, guardare altrove, nascondere il viso. Oltre a essere un potente simbolo di magia, il cerchio è un recinto e rappresenta la migliore tra le forme di controllo.
Dopo aver comunicato gli obiettivi e assegnato le missioni l’Oscuro Signore ha lasciato la stanza, e ai suoi seguaci non resta che eseguire gli ordini. Alcuni sono già all’opera, altri si attardano ancora un poco attorno al tavolo.
"E così, Narcissa ha partorito un maschio…"
Lucius annuisce.
"Come lo chiamerete?" chiede Bellatrix.
"Draco," risponde Lucius. È una scelta oculata, fatta per mettere d’accordo le solide tradizioni della famiglia di Narcissa con ciò che lui si aspetta dal futuro: ha sempre trovato il cartiglio sullo stemma di Hogwarts molto suggestivo, per non dire profetico.
Draco dormiens numquam titillandus.
"Draco," ripete piano Bellatrix. Il piccolo è il figlio di sua sorella, ma lei non l’ha ancora visto. Si sta preparando l’offensiva finale, tutti gli Auror sono allertati e la sorveglianza sui sospetti Mangiamorte si fa più stretta giorno dopo giorno. In queste condizioni fare visita ai Malfoy sarebbe un grosso rischio, soprattutto nelle insolite vesti della zia premurosa. Ed è quasi stupefacente il modo in cui entrambi parlano del bambino, come se non fosse un figlio o un nipote ma semplicemente l’ennesimo tassello da incastrare nel puzzle.
"È un bel nome per un Black."
Una ciocca nera scivola lungo la guancia e Lucius la osserva abbastanza a lungo da far capire che sta apprezzando quel che vede.
"Scusami, Lucius…" dice mentre sistema i capelli sotto il cappuccio. "Volevo dire per un Malfoy."
Anche se il viso è in ombra, Lucius immagina perfettamente il sorriso sulle sue labbra, aperto e vorace, così diverso da quello di Narcissa.
"Non vedo la differenza, mia cara," risponde senza distogliere lo sguardo. Il tono è carezzevole, anche lui sta sorridendo. "Dovresti saperlo che il totale è molto più della semplice somma."

_fine_

***

Postfazione
Prima di tutto GRAZIE INFINITE a Poggy, che si è sorbita tutta la genesi della fanfiction e l’ha passata al setaccio della beta-lettura, con suggerimenti e indicazioni ben più che preziosi. Trovate il suo fantastico sito nella pagina dei link.

Poi, due parole sul background della storia: quando ho cominciato a scriverla avevo in mente un progetto di ampio respiro, una specie di affresco che doveva coinvolgere i principali nuclei familiari del romanzo. Al momento sono a quota due, il terzo gruppo è ancora nel mondo delle idee ma prima o poi scenderà sulla terra anche lui. Più poi che prima, comunque. ^^
Il tema portante dovrebbe essere la famiglia intesa come insieme di relazioni che più o meno consapevolmente le persone intrecciano tra loro: di sangue, di calcolo, d’amore o di semplice reciproco sostegno. In tale contesto i Malfoy sono quasi un paradigma, ed era inevitabile partire da loro. Mentre scrivevo però mi sono resa conto di un fatto curioso: nel fandom sono diventati un modello positivo. Nella maggior parte delle fanfiction che ho letto, infatti, il trittico Malfoy-Black-Lestrange dà vita a un nucleo molto unito, con una certa coerenza di fondo e soprattutto "very cool". Se su quest’ultimo aspetto sono d’accordo – è il fascino oscuro del villain – la mia opinione è però che tali unioni siano sostanzialmente il frutto di calcoli e intrighi più o meno sotterranei, e non il trionfo dell’amore. Il tentativo è stato dunque di riportarli a una dimensione più umana, banale perfino.

Le principali notizie sui Black e sui Malfoy vengono dal poderoso HP-Lexicon, sulle quali ho ovviamente ricamato di fantasia: il "master" che Lucius fa a Durmstang, i piani della signora Black, la differenza di età tra Lucius e Narcissa e tutto il resto. Dopotutto è una fanfiction, giusto? ^__-

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